compito mio. Saprei rispondere alla tua domanda consultando
la “famosa” lista di cui ti parlavo qualche minuto fa ma, come
pure mi sembra di averti spiegato esaurientemente, non l’ho
qui con me. È su, nella slitta. Sotto il cuscino di destra.
- Non mi fido a toccarlo, confessò Simone accennando al
sacco.
Willy guardò l’orologio appeso di fronte a lui, un grosso
orologio rotondo.
Era inequivocabilmente tardi. Per un attimo disperò.
Non l’avrebbe convinto, anche ad avere una settimana a
disposizione. E Willy questa settimana non l’aveva.
Di sicuro sarebbero stati molto delusi di lui, i suoi datori di
lavoro.
La sua missione segretissima non era più segreta, più
trascorreva il tempo più aumentava il rischio che qualcuno
potesse scoprire il suo mezzo di trasporto, parcheggiato sul
tetto. Difficile immaginare cos’altro potesse andare storto.
Il sacco. Certo. Non ci aveva pensato. Poteva andare peggio,
si.
Se quel ragazzetto non avesse avuto di quelle paure
immaginarie e avesse visto cosa realmente conteneva,
quella spiacevole situazione avrebbe potuto risolversi in
una manciata di secondi, in modo pressocché indolore da
quanto sarebbe stato rapido.
Ci avrebbe pensato il sacco ad occuparsi di quel fastidioso
ragazzino che intralciava i suoi piani…
- Un problema alla volta, Willy. - Si andava ripetendo con
una cadenza monotona. Incredibilmente la cosa sembrava
funzionare. Era abbastanza tranquillo, nonostante avesse
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