ma, per qualche oscura ragione, la volontà del secondo
granello si adeguò a quella del primo e anche lui desiderò
esclusivamente avere. Insieme iniziarono ad esercitare una
debolissima attrazione nei confronti di altri microscopici
frammenti dell’essere. E così, col passare del tempo, un
tempo incalcolabilmente lungo, il loro desiderio attrasse
altri granelli di pulviscolo che si unirono e si adeguarono
alla volontà, sempre più schiacciante, della massa. Centinaia,
migliaia, milioni, miliardi, biliardi… L’entità crebbe a
dismisura, il campo gravitazionale, la somma dei loro desideri
di possesso, divenne sempre più esteso. Si formarono vortici
cosmici di polvere attratta verso quella sfera imponente.
Bagliori e lampi improvvisi testimoniavano l’aumentare
dell’energia di quel sistema che crebbe fino a raggiungere una
massa critica. Scoppiò così un inferno di fuoco. L’esplosione
innescò altre esplosioni e reazioni a catena si susseguirono
una dopo l’altra. La massa si accese e brillò, stella fra le stelle,
rovente, incandescente, luminosa. A quel punto gli infiniti e
minuscoli granelli iniziarono ad avere immagini di possibili
alternative al semplice avere. Poste determinate condizioni
avrebbero potuto separarsi, distinguersi. Il fuoco, la loro
luce, avrebbe potuto espanderli e disperderli andando a
nutrire nuove forme più complesse. Ma, per qualche oscura
ragione, non vollero e preferirono avere ancora di più, avere
tutto. Il loro fuoco perciò non durò così a lungo quanto si
possa pensare. Altra materia affluì verso il loro desiderio,
violento centro d’attrazione. L’energia sprigionata dal calore
non fu più sufficiente a contrastare la loro stessa bramosia di
avere e ad un tratto la massa implose, attratta da se stessa. E
divenne oscura. Divenne buia. Divenne una macchia nera nel
tessuto del firmamento. Un immenso ente indifferenziato,
fatto di identità minuscole e infime, che avevano tutte un
solo scopo: avere. Lenta come l’immobilità stessa e immensa
149