tanto quanto l’immaginazione possa pensare, la massa non
aveva nome e non aveva identità. La massa era il concentrarsi
delle cose senza significato né scopo. La massa da tempo
immemore viaggiava nelle sconfinate distese dello spazio, e
assorbiva tutto ciò che incontrava al suo passaggio.
La massa ora incontra il corpo-pianeta di Eren-eren-eren
e degli altri Arconti minori e Maggiori che, senza poter
fare nulla se non accondiscendere a quella forza divina e
implacabile, finiscono tutti inesorabilmente risucchiati nel
buco nero mentre ancora meditano sulle prossime stringhe
che avrebbero emesso per attuare i loro piani. Tutte le forme
vaporose, complesse ed equilibrate sono cancellate e tutto
torna ad essere solo un compatto desiderio di avere. Il tempo
passa. La massa cresce talmente da riuscire ad esercitare
attrazione su ogni altro ente dell’universo e tutto l’universo
è inghiottito in quell’oscurità. Rimane solo il buio. Un buio
così spesso e profondo da sembrare infinito.
Il buio totale. Un’oscurità profonda e completa. Ad un
tratto, nel centro dello spazio una luce, solo un lieve bagliore
pulsante. Un lucore delicato e intermittente. Una divina
lucciola, nata per gioco.
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