SB Storie Bizzarre SB N1.0 | Page 148

Emettendo una precisa serie di stringhe avrebbe potuto rigenerarsi e creare nuove ipotesi geometriche per dar sfogo alla sua creatività ed ampliare il raggio della sua influenza. Raggiunta la determinazione, passò dalla contemplazione ai fatti. Su tutto il pianeta, calò una sinistra immobilità. I venti smisero di soffiare, i mari furono placati ed il moto ondoso tacque. Dokoko osservò fra i suoi piedi ciò che restava della radura, il Bosco, il piccolo villaggio di Malfiore e gli omini che vi formicolavano terrorizzati, poi le lontane montagne innevate e, ergendosi in tutta la sua statura, scrutò l’oceano distante, all’orizzonte. Quella stasi gli ricordava il potere del Titano Amam, ma di lui nessuna traccia. Poteva riprendere la sua vendetta. Mentre cercava di raccogliere a sé le forze per scagliarsi contro le fortezze dei titani dormienti, entusiasta all’idea di quando si sarebbero risvegliati trovando tutte le loro opere devastate, avvertì un formicolio sinistro. Si arrestò e osservò le sue mani titaniche. Il formicolio divenne ben presto un vago dolore, infine una lancinante sofferenza. Intorno a lui la terra e l’aria fremevano, percorse da una vibrazione talmente possente da disgregare ogni conformazione. Anche il suo corpo era attraversato dalla nuova frequenza distruttrice e, nel giro di pochi istanti, lui, il bosco, le montagne, la neve, ogni cosa prese a disgregarsi, ogni parte si separava dalle altre tornando allo stato di magmatica polvere di materia vorticante. Tanto tempo fa, in un luogo che nessun occhio ha mai scrutato e in un momento che nessun calendario potrebbe aver segnato, una minuscola particella di materia viaggiava veloce quasi quanto la luce. Aveva un solo desiderio: avere. Voleva impossessarsi di qualcosa. Venne ben presto a incontrare un’altra massa, altrettanto piccola. Esse si congiunsero 148