L’armonia dei pesi e delle misure non era più stabile.
Nuove dissonanze erano percettibili nel flusso di substrato
mentre la vibrazione primaria, risultando incomprensibile,
privava l’Arconte dei consueti punti di riferimento stabiliti.
L’Arconte soppesò il significato della variazione, analizzò le
configurazioni gravitazionali corrispondenti ai regni degli
Arconti Maggiori che confinavano con il suo. Sommo stupore
pervase lo spirito dell’Arconte quando, contemplando,
constatò che le disposizioni astrali corrispondevano alla
profezia che, milioni di eoni prima, era stata diffusa negli
spazi siderali dall’Arci-arconte Xa-Ya-Xa-Ya, Gran Tutore e
Dominatore dell’Equilibrio dell’ammasso galattico in cui
dimorava, in ellittico pellegrinaggio, anche Eren-eren-eren.
Nuove frequenze si diffusero come un’onda. Eren-ereneren avvertì il disagio di molti pianeti che, attraverso fasci
di radiazione ultraluminosa, già strepitavano a causa delle
prospettive sui nuovi equilibri che si sarebbero venuti a creare
con questo sconvolgimento. Le invisibili linee di relazione,
le concentriche geometrie di assonanza, le triangolazioni
cosmiche per la partenogenesi dei mondi. Tutto sarebbe
stato diverso e la nuova fase astrale avrebbe condotto con sé
alterazioni negli equilibri di sapienza, possibilità e certezza.
Eren-eren-eren valutò la sua posizione nel consesso degli
Arconti Maggiori. L’Arconte comunicò con una schiera scelta
di Arconti minori collegati a lui da vibrazioni simpatiche. Li
conosceva bene e sapeva di potersi fidare di loro. Ciascuno
aveva un corpo desertico e, benché fossero stati esclusi
dalla la grande Causa in ragione dei loro spiriti irrequieti
e ambigui, tutti ambivano ancora entrare nel novero degli
Arconti Maggiori che potevano ammirare lo sviluppo di una
vita custodita da loro. Eren-eren-eren si rese conto di essere
in un momento angolare che metteva in gioco forze primarie
manipolabili. Era sul confine della singolarità del tempo.
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