vaporizzato, poi il cristallo esplose facendo crollare ogni cosa.
Le masse terrose su cui si estendeva il dominio di Dokoko
furono percorse da spasmi di possanza. Schiere di rocce e
metalli, ruscelli, e pozze, e torrenti, risvegliati dal richiamo
del loro padrone, risposero all’appello del suo potere. Il rito
propiziatorio era compiuto. Dokoko, il Titano degli inferi,
tornò a dominare sulla materia. Inebriato dal sangue di
fanciulla e dal cuore equino, plasmò se stesso in foggia di
donna-cavallo e uscì dal suo ricetto. Un tremito percorse
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