un albero. Mentre scendeva, un branco di umani a cavallo
uscì dal bosco. - Perfetto, - pensò - il destino ha riservato a
Tiamath un lauto pasto. -
Mentre spalancava le possenti ali manovrando per frenare
la vertiginosa discesa vide un verde mostriciattolo uscire
dal folto del bosco e spaccare le ossa dei cavalieri. Silenzioso
come una folata di vento, Tiamath calò alle spalle del verde
esserino mentre questi maciullava la testa di un altro
cavaliere. Incuriosito, il drago richiuse le ali sul dorso e
rimase immobile, appollaiato dietro Hugga. E quando Hugga
estrasse la clava dal groviglio di ferro e acciaio, stupito dal
furioso vorticare delle foglie sul terreno, si voltò per capire
cosa fosse quel vento improvviso. Tiamath allungò il collo
in un guizzo repentino, spalancò le fauci e strappò testa e
torace dell’orco con un solo morso. Mentre ingoiava, il drago
contava i bocconi sulla sua tavola: un cavallo azzoppato,
quattro cavalieri, un boscaiolo ed un marmocchio. Non si
sarebbe preso il disturbo di inseguire gli altri cavalieri fuggiti
nel bosco.
- Bie paete ton pademal, stefron stasseon ciclamis
prodontar! Prodontar! - Le parole del Sommo sacerdote
Ratto riecheggiavano nelle ampie sale del Tempio, mentre
le sue vesti scarlatte volteggiavano, seguendo i suoi ampi
gesti liturgici. Trenta accoliti Ratto accompagnavano il
cerimoniale con squittii codificati. Un grande braciere era
stato posto nell’abside e veniva continuamente alimentato
con olii leggeri. Il braciere era circondato da uno schermo
convesso d’argento che concentrava la luce del fuoco e
produceva un fascio puntato verso un massiccio cristallo, il
primigenio, un diamante grezzo grande quanto la testa di
un toro, posto alla sommità di una tozza colonna d’argento.
144