colpo, rotolarono in qualche anfratto. Uno sbuffo nerastro e
rovente esalò dalle narici ampie come pozzi, la colossale testa
vibrò. Improvvise come lampi nella tempesta, le membrane
esterne degli occhi si dischiusero di scatto, svelando iridi
dorate. Le pupille verticali, nere come le notti dell’inferno,
si dilatarono come le porte dell’abisso, fessure sottili come
lame. La prima cosa che Tiamath mise a fuoco furono i deboli
raggi del sole che, penetrando nell’apertura sulla volta
dell’antro, scendevano fin sul fondo illuminando ori, gemme
e brillanti sparsi ovunque. E Tia