Vide Shirlyn trasformata in una torcia umana correre
all’impazzata, le sue grida che facevano accapponare la pelle.
Finì la propria marcia contro la parete, al fianco delle porte a
spinta. Subito i tendaggi polverosi presero ad avvampare in
un rogo diabolico appiccando le fiamme fino al soffitto.
PiumaGialla balzò in piedi e cominciò ad urlare frasi che
nessuno era in grado di comprendere.
Solo allora Kenny realizzò che stringeva ancora in mano le
sue cinque carte. Ardevano per davvero e aveva gran parte
dei polpastrelli ustionati.
«E’ stato l’indiano, è un demonio!» si ritrovò a urlare, il sangue
freddo venutogli improvvisamente meno.
Bill nell’alzarsi rovesciò il tavolo e con esso anche la sedia di
Sheringam.
Il pistolero, ubriaco fradicio, non si accorse nemmeno che
i suoi vestiti stavano prendendo fuoco. Quando il dolore lo
riportò alla realtà era oramai troppo tardi per porvi rimedio.
Kenny era impietrito, osservava la scena incapace di
comprendere: le fiamme avevano attecchito al bancone, a
diversi tavoli e alle spesse tende che rendevano il White Lady
un saloon degno di ambire al rango di bordello.
Il caos era totale, quel rogo non poteva avere origini naturali.
Il giocatore riportò lo sguardo sull’indiano, ma questo era
sparito, forse l’ultimo a poter sfruttare l’uscita prima che una
trave vi crollasse innanzi sigillandoli in quella che sarebbe
divenuta la loro tomba.
Poi sentì un rumore secco, di legno andato in pezzi e un
dolore lancinante lo trafisse alla schiena.
Comete incandescenti piovevano dal tetto del saloon divorato
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