gli occhi di dosso all’indiano. «Giochiamo.» tagliò corto
cercando di ignorare il fumo che pareva danzare attorno a
PiumaGialla.
Per tutta risposta questo riprese la sua ninnananna blasfema.
Altro giro, stesse carte per Kenny, che ora sudava al pari di
Bill: i soliti maledetti segni di Fuoco.
Sheringam mollò di nuovo, attaccandosi alla bottiglia. Gli
altri due giocarono.
Le carte scottavano fra le mani di Kenny che si costrinse a
non farci caso. Gli occhi gli bruciavano in mezzo alla nebbia
che aleggiava nel ventre del White Lady. Vedeva le figure
sulle carte accennare gesti di malaugurio nei suoi confronti.
Scolò un’altra birra e si accese l’ennesimo sigaro.
Tutt’attorno era un tripudio di bagordi. L’alcool scorreva a
litri e il pavimento era un amalgama di vomito, segatura e
liquami. Faceva un caldo dell’inferno.
Un paio di profondi tiri e anche le carte ritrovarono la loro
staticità. Kenny se ne rallegrò, anche se aveva iniziato a
sperare che la serata finisse presto.
«Rilancio di venti.» disse e fece per allungare le fiches sul
tavolo quando l’asso di Fuoco parve prendere vita e il suo
ruggito sostituì la musica del complessino.
Urla, ovunque.
Kenny pensò di essere uscito di senno, ma quando vide
l’orrore calare sul volto di Bill e dell’indiano si rese conto
che non era affatto impazzito.
Tutt’attorno divampava un incendio furioso che attecchiva
al legno del White Lady con velocità sorprendente.
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