negativo dell’esistenza, io e te. -
C’è qualcosa di ironico nel farsi uccidere dalla propria nemesi. In fondo, lui sarà anche un pazzo, l’incidente lo avrà
pure reso folle oltre che completamente, epidermicamente
insensibile, ma nel suo delirio c’è una logica precisa: io e lui,
in quanto opposti, siamo nemici naturali. E il fatto che l’incidente alla fabbrica chimica gli sia capitato mentre fuggiva
da me, dopo che le mie capacità lo avevano incastrato per i
suoi crimini veniali, ha alimentato la fiamma brillante del
suo odio ben oltre quella misura che noi, se in possesso di
tutte le nostre facoltà mentali, definiremmo sana.
Tende il braccio armato e malfermo, lo punta alla mia testa con uno sforzo titanico, mentre il suo cuore accelera violentemente. - Non sono un assassino. - mormora con la voce
incrinata dall’esitazione. - Non pensavo che un giorno avrei
ucciso qualcuno. Ma devo farlo… perché tu sei un’anomalia,
capisci? Sei un’anomalia da estirpare ed eliminare. Se ti uccido, ciò che ho perso mi verrà restituito. -
- Non ci conterei se fossi in te. Ma fai pure. Per me la morte
è una liberazione. Lui emette una risatina contratta, nervosa, - Davvero? dice. - Allora non sono l’unico pazzo, qui dentro. -
Voci contrastanti mi rimbalzano fra le pareti del cranio, e
una di esse dice che potrebbe aver ragione. Magari sono davvero un’anomalia della natura ed è giusto che si proceda alla
mia eliminazione. Non solo sarei libero, ma farei un favore
all’intera umanità. Farei un favore a tutti voi. State comodi,
non c’è bisogno che mi ringraziate.
Lo vedo allungare il dito indice per fare pressione sul grilletto, ed ecco il suo cuore sobbalzare di nuovo, nell’attimo
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