cintola, e la cosparse sul terreno. La polvere dai riflessi violacei
per un attimo fece brillare il simbolo che era stato appena tracciato poi la luce si affievolì. L’orco, rivolgendosi ad uno dei suoi,
fece segno di portargli il prigioniero.
Da una delle aperture laterali, che si perdevano in meandri oscuri, comparvero due imponenti orchi dalla pelle grigia come la
pietra, e le loro vesti fatte di pelliccia d’orso e pelli di animali,
erano un chiaro indice della loro appartenenza ad uno dei clan
degli orchi delle montagne di Everdeep. In mezzo a quegli enormi umanoidi si scorgeva una giovane ragazza elfo. Era svenuta,
vesti lacere ed insanguinate avvolgevano il suo corpo. Aveva di
sicuro lottato per non farsi prendere nonostante appartenesse al
circolo druidico di Latmedan.
– Finalmente il secondo sigillo della gabbia verrà spezzato – grugnì il sacerdote orco - Fortunatamente la corruzione dilaga tra
i nostri nemici e ciò ci ha permesso di rintracciare la prescelta.
Un po’ d’oro in cambio di una vita.
Quando fu dinnanzi all’elfa ne afferrò il volto
– Questo è il viso di coloro che ci disprezzano- La giovane urlò
risvegliata dal lancinante dolore mentre l’orco le strappava i capelli dal capo.
-Quanta fortuna vi ha donato il destino- continuò –Belli, leggiadri e dalle innate doti magiche. Avete avuto tutto, ma perché dovete essere proprio voi e non noi a detenere il potere supremo?
L’elfa terrorizzata non rispose e l’orco incurante proseguì –la vita
vi ha arriso, e voi vi siete crogiolati nella vostra bellezza e nelle
vostre città, lì nelle foreste del sud. Adesso imporremo la nostra
legge. Quando avremo a disposizione il potere di Sadoc, nessuno
potrà fermarci! Né voi con le vostre doti magiche né tantomeno
gli uomini. - Quei dannati- un grido di assenso accompagnò le
sue parole.
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