Quella notte Manuele vide il suo gigantesco corpo ritornato,
il viso così tanto familiare in tempi che ormai gli apparivano
remoti, la sola vista del suo corpo perduto produsse una
malinconia che il ragazzo si impose strenuamente di
dominare, gli si avvicinava con passi megalitici come se
dovesse comunicare qualcosa di personale che lui e solo lui
doveva udire:
- Il mondo sta cambiando. - disse il corpo gigante con la sua
voce echeggiante per miglia.
Manuele spalancò gli occhi e cavalcò un urlo atavico, secco,
lacerante e rabbioso.
Ora era sveglio.
Doveva essere il cuore della notte.
- Ora basta, hai rotto il cazzo fardello! - si sentì urlare di
contrappunto.
Mani forti, rudi e cattive lo presero di peso e lo sollevarono
in alto, si sentì portato come un vero e proprio fardello,
neanche troppo pesante a giudicare dalla facilità con cui
lo tenevano, lontano dal campo, venne gettato di forza per
terra, sul terreno aperto.
- Non farti più vedere qui intorno o ti schiacciamo come un
verme! - urlarono sadicamente divertiti gli omaccioni amici
del capo, per farsi sentire più dal gruppo di sopravvissuti
rimasto indietro che da Manuele buttato per terra e lasciato
lì, solitario e in attesa della fine, in posizione fetale per un
tempo che sembrò infinito e sfinito.
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