Notte, freddo, qualche animale notturno, lombrichi, scarafaggi,
ratti, gatti, lo avrebbe trovato sicuramente, aspettava solo il
momento giusto, non aveva più voglia di urlare in quel modo
al risveglio tutti i santi giorni fino alla sua morte, non avrebbe
fatto nulla per fermarli.
Manuele rannicchiato su sé stesso infine sentì il frusciare
delle foglie come un lento calpestio, doveva essere un cane...
no, quel calpestio sembrava più forte, gli ricordava il passo
degli esseri umani giganti che camminavano di fianco al
campo, si! Era la camminata sull’erba di un enorme essere
umano, mille volte più echeggiante nella notte per l’udito di
una creaturina come Manuele.
Il ragazzo si girò e guardò sopra di sé il gigantesco essere
umano che lo avrebbe calpestato, ma l’enorme corpo si
fermò proprio davanti a lui. Come aveva fatto a vederlo nel
buio della notte?
Sforzando la vista per guardare più in alto possibile, oltre
l’oscurità totale, gli parve di scorgere il colore arancione del
suo maglione portafortuna.
Si sforzò di guardare meglio e vide il “suo” volto che lo
guardava: era gigantesco, era in movimento, ed era ancora
vivo!
E sembrava lo stesse cercando.
Il ragazzo pianse, ma questa volta non si coprì la faccia.
Gioia e incredulità.
Quella notte, al campo base di Manuele, furono testimoni
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