Poi un rumore di sparo, una lacerazione appena percepita
ed il corpo di Manuele Terzo cadde pesantemente sulle
ginocchia.
Dolore lancinante, lucidità immediata.
Manuele Terzo corse fulmineamente e in un tratto di pochi
secondi si buttò da una torretta della città fino alla distesa
del mare che pareva di un verde smeraldo, non pensava a
nulla, era sempre stata così la sua vita.
Un volo che non finiva più, poi il contatto con l’acqua, meno
fredda e meno profonda di quanto pensasse.
Prese tutto il fiato e l’ossigeno di quella che considerava la
madre terra e si immerse come se non ci fosse stato più un
domani nelle acque cristalline.
Sarebbe stata una lunga e difficile fuga.
Qualche ora dopo Manuele Terzo correva e correva ancora,
le mucche che brucavano sulla strada placide lo guardavano
ruminando e leccandosi voluttuosamente il naso; le madri
presero in braccio i bambini per far passare il piccolo esercito
di uomini nerboruti che inseguiva il ragazzo.
La forza dell’adrenalina stava svanendo, nei libri di storia
sino allo Spegnimento, si leggeva che colui che veniva definito
Homo Sapiens era il bipede che si era evoluto nei secoli
proprio per la sua capacità di camminare e, soprattutto,
correre per sfuggire dai nemici e dai pericoli.
Manuele Terzo, forse, non sarebbe stato un grande Homo
57