combattimento, all’assassinio.
- Benvenuto, Araldo. - disse un ragazzo che si avvicinò a
Manuele Terzo lentamente, facendosi spazio tra i fucili del
piccolo esercito privato.
Era vestito da una polo color bianco e blu elettrico, indossava
pantaloni estivi Armani e ai piedi aveva sandali in pelle; la sua
pelle invece, morbida e setosa alla vista, era abbronzata di
quella tonalità non scura, ma bronzea di chi può permettersi di
stare molte ore disteso a prendere il sole; un orologio azzurro
con riflessi in acciaio e due bracciali finemente lavorati in
argento luccicante spezzavano l’armonia dell’abbronzatura
in entrambe le braccia.
- È la prima volta in assoluto che noi della CITTÀ MATRICE
abbiamo l’onore di ospitare un Araldo dei Reincorporati, è
così raro incontrarvi in altro modo se non obbligandovi con
una occasione di lavoro organizzata ad Hoc! Rise il ragazzo, rise di gusto alla sua frase. A Manuele Terzo
non sembrò una grande battuta, anzi gli risultava piuttosto
affettata, come il comportamento del ragazzo.
- Come si chiama e chi è lei? - tagliò corto Manuele Terzo.
L’unghia del pollice infilata sull’estremità del dito indice
cominciava a far sanguinare il lembo di carne.
Concentrato, doveva mantenersi assolutamente concentrato,
l’esserci qui ed ora. Qui ed ora!
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