una decina di volte, il suo sguardo si perde nella pianura che
gli sta sfrecciando davanti come un verde tapis rulant, ma
Manuele Terzo vede distintamente tutto, vede i minuscoli
Fuoriusciti che cercano di spostare foglie enormi per loro,
corrono, cacciano senza pietà, faticano e lavorano per la loro
durissima sopravvivenza nei titanici campi, vivono nel loro
mondo fatto di pochi centimetri, quasi nessuno ci avrebbe
fatto caso, ma Manuele Terzo vedeva, riusciva a scorgere
anche un cadavere gigante, per le dimensioni circostanti,
galleggiare sul fiume, probabilmente appartenente a
qualcuno della città, un cosiddetto Graziato.
Graziato ma non abbastanza attento, doveva essere quasi
sicuramente un turista che voleva provare l’ebrezza di
vedere dal vivo i minuscoli esseri umani, i Fuoriusciti, quelli
che, il fatidico giorno in cui gli uomini si spensero, vennero
buttati fuori dai loro corpi e destinati ad errare abbandonati
in un mondo titanico. Ne facevano di tour così, erano molto
rischiosi ma alla gente fortunata piace rischiare, va da sé che
i Fuoriusciti quando potevano qualche soddisfazione se la
toglievano.
Ogni rischio ha la sua pena.
Il corpo si rigira nell’acqua, nei punti dove i nuovi ponti
attraversano il fiume, dividendolo, i piloni sono ormai
tristemente avvolti in ghirlande di rami e di plastica: un
golfo fatto di isole d’immondizia. Per un po’ il corpo sembra
seguire volutamente la traiettoria del treno, permettendo di
accompagnarlo nel suo ultimo viaggio, all’improvviso però
l’acqua si increspa e sembra avere la pelle d’oca al passaggio
del corpo, poi l’ammasso di carne si inabissa e non torna più
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