Un lunghissimo volo che sembrò non finire più di un
puntino verso l’implacabile suolo.
Una macchiolina di rosso vivido attorno ad un corpicino
immobile scomposto stava ora in mezzo al pavimento
dell’aula.
Manuele si guardò intorno, sembrava stesse accadendo un
po’ a tutti, urla di terrore serpeggiavano in fondo, altre urla
troppo vicine si abbatterono sui suoi padiglioni auricolari
dalla commissione giudicatrice davanti a lui.
Tutti i corpi attorno a lui sembravano svuotati di vita, come
se qualcuno avesse tagliato i fili o non li comandasse più
dall’interno. Rimanevano in piedi, tutti i corpi restavano
inesorabilmente ritti con la testa giacente su un fianco
della spalla o all’indietro, uno spettacolo lugubre più che
incredibile.
Poi un mal di testa atroce, un lampo, una visione lunga
secoli di storia umana conosciuta si scagliò con forza
ieratica ed antica contro il ragazzo.
Manuele riaprì gli occhi, sentì freddo attorno a se,
anche nelle sue parti più intime, più di prima; si sentiva
profondamente strano, era come aprire gli occhi per la
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