Ronin 1 Ronin 1 | 页面 36

là, come al risveglio dopo i postumi di una sbronza, d’ un tratto Picchio si alzato dal mucchio degli avanzi( scusate, intendo i corpi sistemati in fila davanti l’ inceneritore) perplesso ma per nulla spaventato, mi ha visto, si è guardato intorno ed ha capito subito cos’ era successo, ancora ricordo le sue parole:“ Ho veramente bisogno di bere, o mi insegni come si fa o rischio di sputtanarvi tutti andando a casaccio” Come vi avevo anticipato l’ educazione non è mai stata il suo forte. Da allora giriamo insieme, per utilizzare canoni umani si potrebbe dire che è il mio migliore amico, a tratti forse addirittura il mio compagno( sottolineo a tratti), io lo prendo in giro dicendo che è come un papera: non si è mai liberato dell’ imprinting.“ Non mi hai risposto” Scuoto la testa nell’ aria notturna, e improvvisamente mi rendo conto che siamo fermi ad un semaforo, nel caos brillante e multicolore del quotidiano ingorgo del traffico romano, che a quest’ ora bolle del sottofondo continuo della rabbia che portano con sé i lavoratori, stanchi, sulla via( intasata) del rientro a casa, talmente inebetiti dal loro quotidiano da non voltare neppure la testa, stupiti, dinnanzi due tizi che in piena notte invernale girano in spider col tetto aperto. Siamo quasi arrivati: perdermi nei ricordi mi ha fatto dimenticare il presente.“ Non-mi-hai-ris-pos-to” Per Picchio sillabare è come lanciare un ultimatum.“ A cosa non ti ho risposto?”“ Alla prima domanda che ti ho fatto”. Mi guarda di traverso ingranando la prima con fare rabbioso:“ Non incastrarti il cervello, non ti ho rivolto una domanda adesso mentre eri palesemente persa nelle tue seghe mentali, intendevo dire: non mi hai ancora detto che cazzo di scusa hai avuto stasera per essere in ritardo come al solito. Guarda che deve essere una scusa valida, intendo abbastanza valida da non farmi venir voglia, domani, di sfasciarti quella porta di merda, invece di bussare”
Decisamente l’ educazione ed il linguaggio per lui non vanno di pari passo, ed è ancora peggio quando si tratta di educazione e comportamento … mi ritiene una folle per il semplice fatto che anche quando siamo solo tra di noi io mi ostini a farlo bussare, nonostante gli basterebbe una manata per tirare giù la porta blindata con tutto il montante appresso. Altro semaforo, altre luci in fila, in una processione di punti rossi e bianchi, scintillanti in una lunga teoria di veicoli, di vite, di vene pulsanti e di odori, di fragranze, sapori differenti e sconosciuti che d’ improvviso mi ricordano quanto io abbia sete, quanto le mie percezioni agiscano meglio del mio cervello gridandomi che stanotte non ho ancora bevuto e che quindi tutta me stessa deve tendere ad un unico scopo: cacciare, concentrarmi in questo marasma di potenziali sapori e trovare quello che voglio farmi esplodere in bocca, per far appagare tutti i sensi e far sì che bere non sia solo sostentamento, ma soprattutto un esperienza devastante per tutti i sensi … piacere che si diffonde attraverso ogni singolo capillare venoso, come luce calda attraverso il corpo. Espiro profondamente, non perché ne abbia bisogno, ma per liberare il naso da tutti gli odori, al fine di calmarmi e far mente locale sul fatto che non sono sola, che sono in auto con qualcuno che pretende una risposta da me.“ Ieri mattina prima di addormentarmi ho tinto i capelli” La risposta lo lascia talmente sconvolto da farlo voltare dal mio lato e fargli scordare la guida per un istante, e per quanto un predatore come lui abbia i riflessi molto più sviluppati di un uomo, la legge del semaforo è implacabile, in quel nanosecondo di troppo scatta il verde ed un coro selvaggio di claxon si leva alle nostre spalle ….“ Ma porco.. Madda se hai sete vai a fare fuori quegli stronzi. Ok ok, mi muovo!!!” Due, tre traverse e raggiungiamo il locale. Frena di scatto, con grande sofferenza dei copertoni e si inchina con la testa sul volante, come a riprendere fiato.
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