ECONOMIA
La dipendenza europea per le materie prime
CLIMA DI FIDUCIA DELLE IMPRESE PER SETTORE DI ATTIVITÀ ECONOMICA Gennaio 2016- ottobre 2025, indici destagionalizzati( base 2021 = 100)
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Manufatturiero |
Costruzione |
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30 2016 2017 2018 2019 2020 2021 2022 2023 2024 2025
considera critici e strategici. Senza silicio non si può produrre, fra altre importanti cose, i chip; perciò, bisogna acquistarli all’ estero – secondo livello della dipendenza. E qui scoppia il caso Nexperia, uno dei vari casi che hanno quasi fermato l’ industria dell’ auto europea, che merita di essere raccontato per il suo valore emblematico. La vicenda è stata efficacemente illustrata da Federico Fubini sul Corriere della Sera. Nexperia è una azienda olandese che produce chips molto utilizzati dall’ industria dell’ auto. Nel 2019, col beneplacito del governo, il controllo della società viene venduto a una società cinese, la Wingtech Technology, a sua volta controllata dal governo cinese. Ovviamente, la produzione dei chips è realizzata quasi totalmente in Cina. Lo scorso settembre Trump annuncia limitazioni alla vendita di tecnologie non solo alle aziende in Cina, ma a qualunque azienda nel mondo sia controllata almeno al 50 % da un’ entità della Repubblica popolare cinese, e la Wingtech si trova in questa condizione. Pertanto, Nexperia rischia di non poter avere più accesso a certi semiconduttori avanzati americani. Allora che fa Nexperia? Il governo olandese nazionalizza di fatto l’ azienda: destituisce il Ceo cinese e nomina dei nuovi manager, i quali decidono di sospendere la fornitura di wafer, gli strati di silicio che formano la base dei semiconduttori, al proprio stesso impianto in Cina, a Dongguan. Tuttavia, nota Fubini, il governo olandese evita di citare le politiche americane e adduce una presunta“ malagestione” da parte del Ceo cinese. I cinesi ovviamente si arrabbiano parecchio, e all’ inizio di ottobre la fabbrica di Dongguan( che obbedisce al governo di Pechino) blocca le forniture di microprocessori ai suoi clienti giapponesi e occidentali. Le conseguenze per Volkswagen, Stellantis, ecc. sono note. Lo sblocco potrà arrivare, ma nel caso sarà dovuto alle trattative USA-Cina, certo non al ruolo della UE. Molto appropriatamente, Fubini descrive la vicenda come“ un classico infarto dei canali di forniture dell’ industria globale, sempre molto fragili”. Ma è anche un esempio della scomoda posizione di gran parte dell’ industria europea: un vaso di coccio schiacciato fra quelli di ferro cinese e americano. L’ ottobre scorso si è aggiunto un ulteriore elemento di tensione, l’ annuncio del governo cinese di nuove restrizioni all’ export di terre rare – restrizioni successivamente sospese, ma solo per un anno, grazie, di nuovo, a un accordo USA- Cina; UE come al solito assente. Le cosiddette terre rare sono un gruppo di minerali con particolari caratteristiche fisico-chimiche, impiegati in vari settori industriali di alta tecnologia, ma in particolare nella produzione di magneti ad alte prestazioni che fanno funzionare gli onnipresenti motori elettrici, i missili, le apparecchiature mediche, ecc. Questo è noto, forse meno noto è il fatto che l’ industria dei magneti, un tempo dominata da aziende americane, oggi è quasi tutta cinese. Qualcuno dice grazie all’ imprevidenza di chi deteneva le chiavi di questa tecnologia. Oggi i Paesi europei importano dalla Cina, oltre a quasi tutti i magneti, dall’ 80 al 90 % del fabbisogno di terre rare. La Cina non è l’ unico Paese ad avere questi giacimenti; ma, grazie a una precisa strategia industriale di lungo periodo del governo cinese, al sostegno finanziario pubblico, e anche grazie a regole ambientali meno rigide che in Occidente( le lavorazioni hanno infatti cospicue problematiche di impatto ambientale) la Cina ha acquisito vantaggi di scala ormai irraggiun-
36 Novembre-Dicembre | 2025