registra nel nord-ovest( che inverte il trend debole dei mesi precedenti) e nelle imprese di maggiore dimensione. Anche l’ ISTAT rileva, nello scorso ottobre, un miglioramento sia del clima di opinione dei consumatori( da 96,8 a 97,6) sia dell’ indicatore composito del clima di fiducia delle imprese( da 93,7 a 94,3). I consumatori sono più ottimisti sulla situazione personale e su quella futura; più cauti sulla situazione economica generale. Con riferimento alle imprese, l’ indice di fiducia aumenta nella manifattura( da 87,4 a 88,3), nelle costruzioni( da 101,6 a 103,3) e soprattutto nel commercio al dettaglio( da 101,8 a 105,0) mentre diminuisce nei servizi di mercato( da 95,6 a 95). Anche qui, tuttavia, vediamo incrementi marginali. In termini di crescita del PIL non c’ è quindi da farsi troppe illusioni. Il 2025 resta caratterizzato da una crescita debole, le previsioni governative non saranno raggiunte, e nel 2026 si comincerà a percepire l’ assenza dei fondi PNRR che hanno contribuito a sostenere il PIL italiano negli scorsi anni. Ma l’ assenza più grave, secondo l’ opinione di molti – economisti e imprenditori – è sempre quella di una politica industriale italiana( ed europea) realmente adeguata a far fronte alle condizioni della competizione economica di oggi. Molto significativo, a questo proposito, quanto scritto dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini in una lettera al“ Corriere della Sera”.“ L’ Europa- scrive Orsini- si trova davanti una sfida esistenziale: mentre Stati Uniti e Cina proteggono le proprie industrie e investono con decisione nelle nuove tecnologie, noi restiamo prigionieri di regole, vincoli e ideologie che rischiano di soffocare crescita e lavoro. La corsa ai sussidi e le tensioni globali stanno minando la tenuta del nostro sistema produttivo e del nostro modello sociale. O saremo capaci di unire davvero— e non solo a parole— competitività e decarbonizzazione, oppure vedremo assottigliarsi la nostra base industriale, i salari e la coesione sociale, mettendo a repentaglio l’ idea stessa di Europa”. Il presidente di Confindustria prosegue mettendo in guardia dai pericoli di deindustrializzazione originati da obiettivi irrealistici di transizione ecologica che la UE si è imposta,“ proprio mentre le altre grandi potenze portano avanti muscolari politiche industriali e commerciali”. Che si traducono, per l’ Europa e l’ Italia, non solo in una competizione aggressiva e spesso sleale, ma anche in una serie di“ colli di bottiglia” che minacciano di strangolare l’ industria e a seguire l’ intero sistema economico.
105
100
95
90
85 gen-23
INDUSTRIA: SCIVOLONE ESTIVO DELLA PRODUZIONE IN GERMANIA( E ITALIA)( EUROZONA, DATI MENSILI DESTAG., INDICI 2021 = 100)
apr-23
Italia Germania Francia Spagna Eurozona lug-23
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gen-24
apr-24
Fonte: elaborazioni Centro Studi Confindustria su dati Eurostat
COLLI DI BOTTIGLIA: I CASI Fra i casi più eclatanti emersi negli scorsi mesi, c’ è quello dei semiconduttori. Inutile ripeterlo, tutto ciò che si produce oggi, le macchine che lo producono e il sistema produttivo complessivo contengono semiconduttori e dipendono dai semiconduttori. Negli ultimi mesi diversi produttori automotive sono stati costretti a fermare le catene di montaggio per l’ impossibilità di trovare chips sul mercato. È stato sufficiente uno stop all’ esportazione imposto dal governo cinese per paralizzare ampi comparti dell’ industria europea. La dipendenza europea dalla Cina ha più livelli. Il primo è che per produrre chips occorre la materia prima, che è il silicio. Il silicio si estrae dal quarzo, e oltre ai chip, serve per produrre acciaio, alluminio, batterie, cellule fotoelettriche, apparati medicali e siliconi. Oggi in Europa la produzione di silicio è prossima allo zero. I produttori cinesi hanno invaso i mercati con prezzi molto inferiori ai costi di produzione. Si parla di 1.500 euro per tonnellata contro i 2.000 / 2.500 euro dei produttori europei più efficienti. Così la quota di mercato di questi ultimi è scesa dal 30 % del 2019 a meno del 15 % del 2025, che potrebbe azzerarsi entro pochi mesi: negli ultimi mesi del’ 25 nessuno degli impianti europei era in funzione, in attesa delle misure di salvaguardia urgenti chieste alle autorità dell’ UE, senza le quali tutta l’ industria europea rischia di dover dipendere integralmente da Paesi terzi per materiali che la stessa UE lug-24
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