RIVISTA DEL VETRO Nov-Dic 2025 | страница 37

PRINCIPALI FATTORI CHE TRAINANO / OSTACOLANO LA PRODUZIONE NEI PROSSIMI MESI( Valori %, saldo risposte)
Domanda / Ordini
Costi di produzione
Disponibilità di materiali
Disponibilità di manodopera
Condizioni finanziarie
Disponibilità di impianti
Nota: un incremento del saldo indica un miglioramento delle aspettative.
gibili nell’ estrazione e nella raffinazione di questi minerali. Le terre rare sono solo la punta di un iceberg. Sono moltissimi i settori produttivi in sofferenza, o in pericolo di sofferenza. Per esempio, per produrre l’ acciaio inossidabile occorre il nichel. Le aziende cinesi controllano direttamente o indirettamente una quota consistente della capacità produttiva mondiale di questo metallo. E si potrebbe continuare a lungo sul tema. La vicenda delle terre rare però è stata un catalizzatore, ha avuto l’ effetto di mostrare a tutti gli europei che“ il re è nudo”, cioè che la dipendenza europea dalla Cina – e non solo – per le materie prime è ormai una emergenza“ esistenziale”. Ammaestrate dal ripetersi di simili situazioni, e allarmate dal deterioramento delle relazioni non solo con i paesi potenziali avversari ma anche – ahinoi- con quelli fino a ieri alleati, le autorità di Bruxelles sembrano essersi messe d’ impegno per trovare soluzioni. La sicurezza degli approvvigionamenti di materie prime è stata dichiarata uno dei più importanti problemi, anche alla luce delle esigenze della difesa. In primo luogo, occorre incrementare la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, per ridurre la dipendenza dalla Cina. Nello stesso tempo occorre rafforzare l’ autonomia europea, aumentando la produzione locale. Nel 2024 l’ UE aveva già adottato un regolamento dedicato ai minerali critici: entro il 2030, Bruxelles vorrebbe aumentarne la produzione interna al 10 %, la raffinazione al 40 % e il riciclo al 25 % del fabbisogno. Nel sottosuolo dei paesi dell’ Unione i minerali non mancano, e in vari casi vi sono progetti di esplorazione già avanzati, riserve conosciute e capacità industriale già esistente: come per il litio( in Portogallo, Spagna, Francia e Repubblica Ceca), il nichel e il cobalto( in Finlandia), il tungsteno( in Spagna e Portogallo), la bauxite( in Grecia e Irlanda). Adesso dovrebbe arrivare( la scadenza era la fine del 2025) un altro piano per proteggere l’ economia dei paesi UE. L’ idea è di rifarsi al metodo usato per il vaccino contro il Covid, quando l’ UE adottò un regolamento per garantire liberi scambi nel mercato unico in caso di emergenze, regolamento che potrebbe essere adattato alla crisi delle materie prime con l’ obiettivo di creare forme di cooperazione tra paesi. Il nuovo piano propone di creare un centro comune per l’ acquisto e lo stoccaggio delle materie prime, e anche di assicurare garanzie reciproche nel caso di scarsità a livello nazionale. Si guarda anche all’ esempio giapponese, che va più in là, perché unisce alla cooperazione anche la solidarietà. La Japan Organization for Metals and Energy Security organizza acquisti in comune, creando partenariati pubblici-privati anche in paesi terzi. Inoltre, il governo impone alle aziende livelli minimi di stoccaggio. Un modello però difficilmente realizzabile in Europa, in quanto presuppone obblighi alle aziende a livello paese( che le autorità europee non possono imporre) e finanziamenti in comune( principio indigesto per il solito club dei“ nordici”). Il collo di bottiglia della dipendenza europea per i minerali è da tempo sotto i riflettori, ma i tempi di reazione sono sempre troppo lunghi. Il problema è che questi piani e regolamenti restano spesso“ lettera morta”: i minerali magari ci sono, i fornitori alternativi anche, le aziende chiedono solo di poter lavorare, ma ancora manca la volontà politica comune di superare gli ostacoli e le barriere che in ogni Paese proteggono i“ vested interest” di burocrazie e corporazioni, o sono imposti da ideologie e pregiudizi.
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