FOCUS I Vetrocamera: norme, dubbi e buone pratiche
FOCUS I Vetrocamera: norme, dubbi e buone pratiche
attuale è una pratica diffusa ma potenzialmente rischiosa: il documento che si consegna potrebbe non riflettere più i valori corretti per il prodotto effettivamente fornito. La buona notizia è che ognuno di questi errori è evitabile, e nessuno richiede competenze fuori dalla portata di una vetreria mediamente strutturata. La cattiva notizia è che, con i cambiamenti normativi in arrivo, gestire la DoP“ alla buona” diventerà sempre meno praticabile— e va ricordato che senza DoP il prodotto non si vende.
EN 410 ED EN 673: AGGIORNAMENTO IMMINENTE Le due norme cardine del calcolo prestazionale del vetro stanno per essere aggiornate. EN 410, che disciplina il calcolo delle proprietà luminose ed energetiche, ed EN 673, che governa il calcolo della trasmittanza termica, sono in revisione da tempo e la pubblicazione delle nuove versioni è attesa entro l’ anno. Non sono attesi cambiamenti epocali. Tuttavia, qualsiasi modifica nei coefficienti o nei metodi di calcolo si traduce in piccoli scostamenti sui valori finali. E qui sta il punto delicato: nel calcolo del valore Ug— ma anche di trasmittanza luminosa, fattore solare e altri indicatori— capita più spesso di quanto si immagini che il risultato finisca“ a cavallo” della cifra di arrotondamento. Un Ug calcolato come 1,04 W / m ² K diventa 1,0 in scheda; basta che la nuova norma sposti il risultato di pochi centesimi e quel valore può passare a 1,1. Per certificazioni energetiche, requisiti di capitolato e dichiarazioni di gara, la differenza non è trascurabile: una vetrata che oggi rientra in una certa classe prestazionale potrebbe domani non rientrarvi più, e viceversa. Il problema, va detto, non è prevedibile a tavolino: non si può sapere in anticipo quali configurazioni del proprio catalogo subiranno variazioni e quali no. L’ u- nica risposta seria è ricalcolare. Il che ci porta direttamente al punto successivo.
BUTTARE VIA L’ ARCHIVIO STORICO? SÌ, MA CON CRITERIO È una domanda che molti vetrai si pongono, e la risposta è scomoda: i database di DoP costruiti negli anni vanno considerati superati nel momento in cui le norme cambiano. Il problema non è la singola DoP già emessa— quella resta documento valido per la vetrata già fornita— ma il riutilizzo“ per analogia” di una DoP vecchia su un ordine nuovo. Riprendere dall’ archivio una DoP calcolata sei mesi fa per applicarla a un ordine di oggi era già una pratica discutibile( basta pensare alla revisione della EN 12898 del 2019, che cambiò il modo in cui l’ emissività del coating si traduce in valore utile al calcolo della trasmittanza termica), e con il prossimo aggiornamento diventa apertamente rischiosa. L’ unica risposta strutturalmente sostenibile è ricalcolare la DoP ad ogni ordine, con i dati aggiornati al momento della produzione. Detto così sembra una mole di lavoro insostenibile— e, se la si affronta manualmente, lo è davvero: tra il numero di configurazioni di catalogo, le varianti generate dagli ordini speciali e la frequenza con cui i dati di input cambiano, rifare tutto a mano è semplicemente fuori scala per qualunque vetreria.
LA DOP COME DOCUMENTO“ VIVO”: INTEGRARE IL CALCOLO NEL GESTIONALE La conseguenza logica è una sola: il calcolo della DoP non può più essere un’ attività separata dall’ ufficio tecnico, gestita con software eterogenei, fogli di calcolo e archivi PDF. Deve diventare parte del flusso di produzione, integrata nel gestionale aziendale, in modo che ogni ordine generi automaticamente una DoP coerente con la composizione effettiva della vetrata e con le norme di calcolo del momento. Le vetrerie più strutturate lo stanno già facendo e praticamente tutti i software gestionali per vetrerie offrono questa possibilità. Non per vezzo tecnologico, ma per necessità: con migliaia di configurazioni possibili— spessori, coating, canalini, gas, plastici, trattamenti termici— calcolare manualmente DoP“ fresche” per ogni ordine è semplicemente impraticabile. Integrare il calcolo nel gestionale riduce gli errori, libera tempo all’ ufficio tecnico e, soprattutto, costruisce le fondamenta per quello che arriverà subito dopo. Vale la pena sottolinearlo: non si tratta di un investimento tecnologico fine a sé stesso, ma del modo più semplice per garantire che la DoP che esce dallo stabilimento sia, ogni volta, quella corretta.
MARCATURA CE 2.0: ARRIVA LA DOPC CON IL DATO AMBIENTALE Il nuovo Regolamento sui Prodotti da Costruzione( CPR 2024) ha avviato la cosiddetta Marcatura CE di seconda generazione.
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