RIVISTA DEL VETRO Giu/Lug 2025 | Page 50

ECONOMIA frenata da dazi e incertezza
tutta l’ Eurozona, conferma questa debolezza, che ha indotto la BCE a proseguire il taglio dei tassi grazie al calo dell’ inflazione che, al netto dell’ energia, sta riportandosi in prossimità del target( 2 %). I mercati si aspettano gli ultimi tagli entro il 2025 e poi lo stop nel 2026. Il tasso pagato dalle imprese italiane già da febbraio era sceso da 5,59 a 3,99 %. Quanto all’ Italia, mentre scriviamo( pochi giorni prima della stampa, ndr) non disponiamo ancora dei dati definitivi del primo trimestre, ma tutte le previsioni indicano una crescita modesta del PIL. Secondo l’ ultimo rapporto del CSC( Centro Studi Confindustria) il settore industriale mostra un calo tendenziale della produzione, anche se il trimestre potrebbe registrare un + 0,4 % dovuto al rimbalzo di gennaio, non ripetuto nei mesi successivi. L’ indice PMI( che registra le previsioni dei responsabili degli acquisti) a marzo scende da 47,4 a 46,6, ben sotto il livello che indica crescita(> 50). Il settore manifatturiero è quello che subirà l’ impatto più forte dei dazi e si teme l’ avvio di una crisi strutturale, che potrebbe spingere fuori del mercato le aziende più deboli. Nel settore servizi si difende solo il turismo: ha iniziato bene il 2025, la spesa dei viaggiatori stranieri a gennaio è cresciuta del 7,1 %. Ma gli altri indicatori per i servizi segnalano un forte calo del fatturato del settore, mentre anche la fiducia delle imprese si è ridotta nel corso del trimestre. In complesso, per industria e servizi insieme, la fiducia delle imprese è in declino, con l’ indicatore che è sceso sotto la media del 2024. Oltre ai dazi, le imprese
non hanno una visione chiara sulle scelte di politica economica, e la combinazione dei vari fattori frena le decisioni di investimento. I giudizi sulle condizioni per investire nel 1 ° trimestre 2025 peggiorano rispetto a fine 2024, sia nei servizi che nelle costruzioni, mentre restano quasi invariati nell’ industria. Il clima di scarsa fiducia è condiviso anche dai consumatori, che hanno subito uno stop alla crescita dei redditi reali già alla fine del 2024(-0,6%). Le vendite al dettaglio sono rimaste ferme nei primi mesi del 2025. Ma, nonostante il rallentamento dell’ attività economica, nei primi mesi del 2025 non si è arrestata la crescita dell’ occupazione: oltre 230mila occupati in più rispetto al 4 ° trimestre 2024. Se l’ anno non è partito bene, nei prossimi mesi la situazione potrebbe però stabilizzarsi a condizione di evitare choc da dazi o eventi geopolitici. Lo dice l’ ultimo Outlook economico dell’ OCSE, pubblicato all’ inizio di giugno, che trasmette una visione un po’ più ottimista per il Vecchio Continente e più negativa per gli Stati Uniti. Secondo l’ OCSE il PIL dell’ Eurozona potrebbe crescere dell’ 1 % nel 2025 e dell’ 1,2 % nel 2026. Non molto, ma comunque sempre crescita, che allontana il timore di una recessione. Frenata, invece, per la crescita degli USA: dal + 2,2 % previsto dal precedente Outlook al + 1,6 % nel 2025, e dal + 1,6 % al + 1,5 % per il 2026. Per quanto riguarda la Cina, l’ OCSE vede una crescita al 4,7 % nel 2025 e al 4,3 % per il 2026, in rallentamento dal 5 % del 2025. Buone notizie dalla Germania, che dovrebbe final-
50 Giugno- Luglio | 2025