D opo il primo bombardamento di tariffe a tappeto su tutti o quasi i Paesi del mondo, sono seguiti attacchi mirati in particolare alla Cina; e adesso nel mirino c’ è soprattutto l’ Europa, accusata di“ derubare” gli Stati Uniti. Se tutti credono di avere compreso la speciale tattica negoziale del Presidente Trump, nessuno può sapere con certezza quali sono i reali obiettivi che la Casa Bianca si propone, e quindi dove si fermerà il gioco dei rilanci( o dei bluff). L’ unica cosa certa è la situazione di grande incertezza che paralizza i progetti delle aziende e le decisioni di investimento, anche nel mondo del vetro. Mentre gli imprenditori stanno“ in campana” in attesa degli sviluppi della sceneggiatura, gli economisti si dedicano full time a fare i conti dei danni che potrebbe subire l’ economia dei Paesi colpiti dai dazi ma anche, e forse in misura maggiore, quella degli Stati Uniti, che nei primi mesi dell’ anno prima dell’ i- nizio delle ostilità commerciali stava proseguendo un trend di crescita che il resto dei Paesi sviluppati poteva solo invidiare.
La produzione industriale aveva chiuso il 1 ° trimestre 2025 in netto miglioramento(+ 1,3 % da-0,3% nel 4 ° 2024), ma già a marzo aveva interrotto la crescita(-0,3%), sotto le aspettative. In forte crescita le vendite al dettaglio(+ 1,4 % da + 0,2 %), ma il trimestre si è chiuso con un forte calo della fiducia dei consumatori che lascia prevedere una flessione per i mesi successivi. Il caos commerciale ha comunque già prodotto i primi danni agli USA, con un lieve calo del PIL dovuto alla corsa a importare dal resto del mondo prima dell’ impatto dei dazi sui prezzi. Che sarà violento: le barriere tra Stati Uniti e Cina hanno raggiunto livelli record: 145 % sui beni cinesi, 125 % su quelli americani. A queste si aggiungono le barriere non tariffarie: la Cina ha interrotto l’ export di terre rare e l’ import di Boeing. Gli USA per ritorsione interrompono la fornitura di motori per aerei. L’ impatto dell’ aumento dei dazi è stimato pari a circa il 28 % sull’ import USA, che lo scorso anno era pari all’ 11,3 % del PIL e al 38,3 % della produzione industriale. L’ effetto sarà un consistente aumento dei prezzi e una corrispondente frenata della domanda interna. Intanto il dollaro si è deprezzato del 5,6 % sull’ euro, amplificando l’ impatto dell’ inflazione importata. Ma il danno sarà globale. Perché l’ economia mondiale stava proseguendo il recupero avviato dopo il Covid, poi frenato dalla guerra russo-ucraina. Il mondo voleva ricominciare a prosperare, tutte le forze imprenditoriali erano mobilitate. La“ guerra commerciale più stupida del mondo”( titolo del Wall Street Journal) ha interrotto bruscamente questo percorso virtuoso. In Cina, dopo l’ exploit industriale di marzo con esportazioni schizzate a + 12 %- fenomeno speculare al boom dell’ import statunitense – si prevede una forte frenata nel secondo trimestre, che renderà più difficile il conseguimento dell’ obiettivo di crescita del PIL fissato dal Governo“ intorno al + 5 %”. Un momento difficile per un Paese che deve affrontare una serie di difficoltà strutturali del suo modello di sviluppo.
L’ EUROZONA Nell’ Eurozona la produzione industriale nel 1 ° trimestre mostra un lieve recupero in Germania(+ 0,4 %), un calo in Francia(-0,2%) e una contrazione in Spagna(-0,6%). Il PMI manifatturiero, negativo a marzo per
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