“ MONOTONIA DELLA SERENITÀ PERPETUA” DI MARCO PAPIRO
Il testo, proposto da Marco Papiro per la nostra rubrica“ Il tuo racconto”, ha un nucleo filosofico interessante: l’ idea apparentemente paradossale che una serenità assoluta e permanente possa perdere significato proprio perché non conosce il contrasto con la difficoltà, la perdita, la speranza e il desiderio di migliorarsi. La conversazione tra alcune colleghe nasce da una situazione semplice e quotidiana, ma progressivamente si trasforma in una riflessione sull’ esistenza. La sofferenza non viene celebrata né cercata come un valore in sé; viene piuttosto considerata come una delle esperienze attraverso cui l’ essere umano prende coscienza di sé, dei propri limiti e della possibilità di superarli. Dal punto di vista stilistico, il testo è caratterizzato da una scrittura prevalentemente narrativa e colloquiale, molto vicina al parlato. Il dialogo occupa una parte centrale e permette alla riflessione filosofica di svilupparsi in maniera naturale, senza assumere inizialmente la forma di un trattato. Le domande— « Perché?», « E la sofferenza? Ne vogliamo parlare?», « Come puoi dire di essere felice …?»— hanno una funzione importante: interrompono il semplice fluire del racconto e trasformano la conversazione in un confronto di idee. Un elemento particolarmente evidente è la presenza di ripetizioni e riprese concettuali. Parole come sofferenza, speranza, felicità, migliorarsi, vita ritornano più volte. Da un punto di vista strettamente letterario, alcune ripetizioni potrebbero essere ridotte; tuttavia esse appartengono anche alla natura spontanea del discorso e restituiscono l’ impressione di un pensiero che si sta formando mentre viene espresso. Interessante anche il titolo, « Monotonia della serenità perpetua », costruito su un’ apparente contraddizione. La serenità, normalmente associata a qualcosa di positivo, viene accostata alla monotonia: ne nasce un ossimoro concettuale che sintetizza bene il problema centrale del testo. Non è la serenità in sé a essere messa in discussione, quanto piuttosto l’ idea di una serenità assoluta, continua e priva di contrasto. Il valore stilistico più interessante del testo sta proprio qui: una conversazione ordinaria diventa una piccola scena filosofica, e una semplice frase—“ se tutto andasse bene”— apre una riflessione sulla natura stessa della felicità. [ M. R. Teni ]
Stavo con alcune colleghe di lavoro. Avevamo appena finito il turno della mattina e parlavamo di vita, di sfortune e di cose andate male.
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