Eravamo in quattro. Due di loro erano sedute sulla panchina adiacente al luogo di lavoro. Un’ altra era accanto a me e avrebbe iniziato il suo turno di lì a dieci minuti. Una delle tre ragazze, bassina, con gli occhi grandi e i capelli raccolti in una coda di cavallo, indossava una maglietta grigia e una lunga gonna sottile di lana bianca. A un certo punto esclamò: « Se tutto andasse bene, sarebbe una favola ». Le altre due concordarono, parlando di come la sofferenza possa rendere fragili e, a volte, quasi incapaci di vivere pienamente. Io decisi di dire la mia. « No, non credo che sareste felici se tutto andasse bene ». La ragazza che aveva iniziato la discussione mi guardò. « Perché? Se tutto va bene, mica hai problemi ». Decisi di spiegare il mio punto di vista. « Se tutto fosse perfetto, se tutto andasse sempre come previsto, ci sarebbe la monotonia. E la monotonia, alla lunga, può rendere le persone scontente. Non ti mette in gioco. Anche se ti lanci in qualcosa, come comprarti una macchina o partecipare a una gara di corsa, rimane il fatto che avresti sia la macchina sia la vittoria della gara. Perché preoccuparti, se tutto ti va sempre bene? Ma è proprio questo il punto: le sofferenze, le speranze e le resistenze che incontriamo nella vita sono anche ciò che ci rende vivi. Perché avresti bisogno di sperare, se tutto andasse bene? Eppure, senza speranza, l’ uomo rischia di smettere di guardare avanti. È la speranza che lo porta a mettersi continuamente in gioco. E la sofferenza? Ne vogliamo parlare? Come puoi pensare che, se tutto andasse bene, non arriverebbe prima o poi la sofferenza stessa del benessere? È un controsenso, lo so. Ma se tutto cade dal cielo, se tutto va sempre bene, che cosa ti mette ancora davanti a una scelta, a una difficoltà, a una conquista? Che cosa ti rende, allora, umano? Senza una parte di sofferenza, come potresti apprezzare davvero i momenti felici e sereni? Se tutto va bene, non hai nemmeno bisogno di cercare la felicità: sei già immerso in un benessere perpetuo. Ma come puoi dire di essere felice se non hai mai conosciuto la sofferenza che ti spinge a sperare che le cose possano andare meglio?». Mi guardarono e sorrisero. Nei loro volti vedevo interesse per quello che stavo dicendo. Una delle ragazze mi domandò:« E tu dici che bisogna soffrire per apprezzare la vita?». Risposi convinto:« Sì. Senza la sofferenza non troveresti la speranza di andare avanti, la voglia di migliorarti continuamente, il coraggio di metterti in gioco e di apprezzare quelle piccole cose che ci rendono felici, come i nostri hobby e le nostre passioni. Se tu partecipassi a una gara di corsa e arrivassi sempre primo, come potresti sapere davvero quanto sei bravo? Forse non lo sapresti mai. Perché, se tutto andasse sempre bene, non avresti bisogno di conoscere la sconfitta e la sofferenza che ne deriva. Di conseguenza, non avresti nemmeno bisogno di miglio-
- 38-