RIVISTA CULTURA OLTRE - NUMERO 4 - APRILE 2020 RIVISTA CULTURA OLTRE - NUMERO 3 - MARZO 2020 | Página 19
precauzioni. I nostri concittadini non erano più colpevoli d’altri, dimenticavano
di essere modesti, ecco tutto, e pensavano che tutto era ancora possibile
per loro, il che supponeva impossibili i flagelli. Continuavano a concludere
affari e a preparare viaggi, avevano delle opinioni. Come avrebbero
pensato ala peste, che sopprime il futuro, i mutamenti di luogo e le discussioni?
Essi si credevano liberi, e nessuno sarà mai libero sino a tanto che ci
saranno i flagelli.»
Josè Saramago – (scrittore,
giornalista, drammaturgo,
poeta, critico letterario, traduttore
portoghese, insignito
dal Premio Nobel per la letteratura
nel 1998) – ha scritto il
romanzo “Cecità”. La storia
dell’opera di Josè Saramago
descrive un uomo
fermo al semaforo con la sua
auto, che all’improvviso non
vede più nulla, non vede passare la strada. È questo l’incipit di “Cecità”,
romanzo uscito nel 1995 con il titolo originale di “Ensaio sobre a cegueira”
(“Saggio sulla cecità”). In seguito, l’uomo viene accompagnato dal medico,
che non riesce però a trovare una spiegazione per quella misteriosa malattia,
fin quando non si rende conto di essere stato contagiato anche lui.
Stesso destino per tutti i pazienti che sono nella sala d’attesa. Quando la
cecità inizia a espandersi in maniera capillare, il governo decide di mettere
i ciechi in quarantena.
Scrive Josè Saramago «Era, da qualsiasi lato la si esaminasse, un’idea felice,
se non perfetta, sia per quanto riguardava gli aspetti meramente sanitari
del caso sia per le implicazioni sociali e le conseguenze politiche. Finché non
si fossero appurate le cause, o per usare un linguaggio adeguato, l’eziologia
del mal bianco, come, grazie all’ispirazione di un assessore fantasioso, l’indecorosa
cecità aveva cominciato a essere designata, finché non si fossero
trovare la terapia e la cura, chissà, magari un vaccino per prevenire l’insorgenza
di casi futuri, tutte le persone che erano diventate cieche, nonché
quelle che vi fossero entrate in contatto fisico o in vicinanza diretta, sarebbero
state radunate e isolate, in modo da evitare ulteriori contagi, i quali,
nel verificarsi, si sarebbero moltiplicati più o meno secondo ciò che matematicamente
si suole denominare come progressione geometrica… In so-
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