RIVISTA CULTURA OLTRE NOVEMBRE 2025 - NUMERO 11 | Página 52

< Buongiorno Tonio … Buongiorno G- a- b-r- i- e l …> ed Ecìla pronunziava quel nome quasi sillabandolo, quasi a voler prolungare quei brevi momenti insieme. < Buongiorno Alfred … Richy … Ada … Buongiorno!> Ed era tutto uno scambio di sorrisi, di moine. < Oggi è una bellissima giornata!> Oppure < Tanta pioggia, ma è benefica per l’ agricoltura!> < Oggi vi trovo particolarmente bella, signorina Ecìla.> affermavano poi sempre prima di salutarsi. E così ogni giorno, con cronometrica puntualità. Tutti comunque parevano contenti del loro ruolo e di quel paese che aveva dormito a lungo nella mente di Ecìla, per poi uscire allo scoperto e prendere vita. Tutti … ma Ecìla sapeva che vi era ancora molto da fare, così come sapeva che vi era ancora tanta incompletezza in Imageland … Aveva infatti l’ impressione – e ciò aveva di nuovo reso insonni le sue notti – che vi fosse in quel paese qualcosa di falso … di artificioso, ma non avrebbe saputo dire“ cosa”. Ancora in sospeso rimaneva poi la questione“ amica” e“ genitori”. Figure essenziali nella vita di ognuno ed ancora più per Ecìla che si era da sempre percepita“ sola” … un prodotto che, come il paese di Imageland, pareva, a sua volta, sorto dal nulla. Ma quei genitori e quell’ amica erano refrattari a visitare la sua mente … nascosti ed impigliati in qualche angolo remoto di lei, stentavano a venire alla luce. E poi venne la neve … fiocchi leggeri sfarfallavano nell’ aria e, dopo graziose giravolte, si adagiavano sui tetti delle case, sulle allegre viuzze, sulle silenti piazzette. La ringhiera di ogni balcone offriva trine argentate ed al gorgoglio delle fontane si erano sostituiti ornamenti di ghiaccio … come pendenti ad abbellire gli orecchi e la gola di una bella donna. Il castello, addormentato sulla cima del monte, aveva un manto nuovo, da dove soltanto gli alti pinnacoli parevano bucare tutto quel biancore. Ecìla, da dietro i vetri di una finestra, osservava quella nuova magia decorare con mani di fata Imageland. Un improvviso brusio la riscosse da quella estatica contemplazione ed Ecìla, per scoprirne la causa, uscì all’ aperto, facendosi presto ricoprire da quella danza di candidi fiocchi ed ispirando quell’ aria frizzante che le sfiorava il volto, arrossandole le gote. Come in un presepe tutti i bottegai, che avevano lasciato le loro botteghe, se ne stavano rigidi ed immobili in mezzo alla via e, con i volti rivolti verso il cielo, parevano volersi trasformare, a loro volta, in statue di ghiaccio. Ecìla provò allora di nuovo quella sensazione di irrealtà … quella sensazione sgradevole di un gesso nuovo che aggredisce la lavagna.“ Cosa avevano di sbagliato o di mancante quelle brave persone scaturite dalla sua mente?” Poi qualcosa si mosse in fondo alla via e, tra i giochi e le danze delle farfalle di neve, apparvero due persone: un uomo ed una donna. L’ uomo, in un elegante gessato blu, era alto ed aveva barba e capelli grigi, ma il suo volto era quasi privo di rughe; la donna invece, esile e graziosa nel suo vestito a fiori, aveva folti capelli castani, raccolti in un nodo sul collo, ed occhi simili ad un lago di montagna.
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