BORDER-LINE: SPIRITUALITÀ E MATERIALISMO – BEATITUDINI DI GU- GLIELMO APRILE – NOTA DI LETTURA DI CIPRIANO GENTILINO
Con nota di lettura della silloge Beatitudini( Fara Editore) di Guglielmo Aprile
Viviamo in un’ epoca che confonde la pienezza con la somma delle cose. L’ Occidente contemporaneo ha raggiunto vette di comodità e di conoscenza impensabili, ma sembra aver smarrito la sua anima. I nostri giorni scorrono fra oggetti che promettono benessere e parole che evocano libertà, ma sotto la superficie resta un’ inquietudine sottile, un bisogno che nessun possesso sa colmare. La vita appare piena, eppure vuota di direzione. La spiritualità, in questo scenario, non è un ritorno alla religione in senso tradizionale, ma il tentativo di ritrovare un centro umano in un mondo che ha fatto del consumo il suo culto principale. È un gesto silenzioso, quasi controcorrente: cercare l’ invisibile in un tempo che esalta solo ciò che si vede. Non è fuga dal reale, ma un modo diverso di abitarlo, di ascoltare ciò che non parla ma esiste. Il materialismo, che un tempo fu una conquista della ragione, oggi è divenuto una gabbia. Non più difesa della concretezza, ma culto dell’ apparenza. Ha reso il corpo un mezzo di prestazione, la natura una riserva di profitto, il tempo una merce da spendere. La logica dell’ avere ha divorato quella dell’ essere, e l’ uomo si è ritrovato più povero proprio mentre credeva di essere più libero. Molti, disorientati, cercano di nuovo un varco. Le religioni storiche non sempre sanno offrirlo, perché parlano ancora il linguaggio delle regole, non quello dell’ esperienza. Ma la sete resta, e così nascono nuove forme di spiritualità: sincretiche, individuali, a volte ingenue, spesso sincere. Sono tentativi di restituire un respiro al mondo, di colmare l’ intercapedine che si è aperta tra vita interiore e realtà quotidiana. Questa ricerca, tuttavia, si muove in un terreno scivoloso. Anche la spiritualità può essere comprata, pubblicizzata, ridotta a benessere confezionato. Il rischio è che il bisogno autentico di senso venga assorbito dal mercato come un accessorio del vivere moderno. Si medita per ridurre lo stress, si pratica lo yoga per migliorare la performance, si parla di“ energia” per rendere più desiderabile il proprio equilibrio. Così lo spirito diventa un prodotto, e il suo linguaggio si piega alle stesse regole che vorrebbe superare. Eppure, al di là delle deformazioni, qualcosa si muove. La crescente consapevolezza che la materia da sola non basta sta ridisegnando il confine del nostro tempo. Non si tratta di scegliere tra spiritualità e materialismo, ma di capire come possano riconoscersi senza negarsi. La materia è il corpo, la terra, la concretezza del vivere; lo spirito è la dimensione che ne restituisce il senso. Quando le due si separano, la vita perde orientamento. Quando si uniscono, nasce la misura dell’ umano. L’ antropologia ricorda che in molte culture non esiste distanza fra il mondo visibile e quello invisibile. Lo spirito è parte del quotidiano, abita le cose, i gesti, la parola. Forse l’ Occidente ha
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