RIVISTA CULTURA OLTRE MAGGIO 2026 - N.5 RIVISTA CULTURA OLTRE MAGGIO 2026 - N.5 | 页面 6

mondiale la celebrazione tornò alla sua collocazione tradizionale del primo maggio. La data è legata anche a una pagina drammatica della storia repubblicana: nel 1947, a Portella della Ginestra, vicino Palermo, le celebrazioni del primo maggio si trasformarono in un massacro quando uomini armati agli ordini del bandito Salvatore Giuliano aprirono il fuoco sui lavoratori riuniti in piazza, provocando quattordici morti.
Se riflettiamo su quello che succede in questi ultimi anni, ci rendiamo sempre più consapevoli di come siano state modificate le coordinate relative al mondo del lavoro e se da un lato c’ è l’ eredità storica dei diritti conquistati, dall’ altro, la piaga del precariato e l’ irruzione di una tecnologia che ambisce a sostituire la mente pongono nuove prospettive nel panorama lavorativo. La cultura del lavoro vive una frattura strutturale e ci si chiede cosa possa restare della funzione creatrice dell’ uomo se l’ Intelligenza Artificiale assolve funzioni e programma attività. Ne scaturisce un rischio concreto: che il lavoro possa diventare una mera funzione algoritmica, svuotata di quel senso di appartenenza che lo rendeva, nelle parole di Primo Levi,“ la migliore approssimazione alla felicità”. A tutto questo si deve necessariamente associare il problema della sicurezza sul lavoro: le“ morti bianche” continuano ad essere una lacerazione della nostra società, con oltre 400 vittime nei primi cento giorni dell’ anno, spesso tra i lavoratori più anziani o cosiddetti“ invisibili”. Morire per il lavoro, per assicurarsi una vita dignitosa è una realtà paradossale. Le morti bianche sono spesso trattate come“ effetti collaterali” del sistema produttivo e l’ appellativo che indica l’ uso del colore bianco suggerisce pienamente un’ idea di invisibilità. Così il lavoro, che per la nostra Costituzione è il fondamento della dignità, diventa il luogo della negazione del diritto primario: la vita. Una strage che si consuma in silenzio: notizie in tv, cordoglio unanime, ma il fenomeno non accenna a sparire e io credo fortemente che non ci sia progresso e democrazia finché il lavoro resterà un rischio e non una risorsa. L’ incertezza che si percepisce quotidianamente, anche per le crisi globali e un mercato sempre più fluido, si può affrontare e combattere solo rimettendo l’ uomo al centro. Il Primo Maggio non deve essere un rito replicato ma diventare un atto di resistenza culturale. Riflettere sul lavoro oggi significa pretendere che il“ futuro nebuloso” venga rischiarato da una certezza: che nessuna mansione, nessun salario e nessuna tecnologia valgono più dell’ integrità di chi, con le proprie mani e il proprio intelletto, contribuisce a costruire il mondo. Ancora una volta diventa fondamentale parlare, discutere, cercare di trovare soluzioni che possano fermare i fallimenti della cultura sociale e celebrare il lavoro oggi significa proteggere lo spazio in cui l’ uomo esprime la sua libertà.
BIANCA
Hai urlato prima che la tua voce annegasse tra le fiamme prima che i tuoi occhi catturassero il terrore
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