“ LUOGHI PASOLINIANI” DI SILVIO VALDEVIT LOVRIHA
Il racconto che proponiamo oggi nella nostra rubrica è un piccolo gioiello di sensibilità in cui Silvio Valdevit Lovriha riesce a trasmettere perfettamente quell’ atmosfera sospesa e“ fuori dal tempo” tipica della campagna friulana tanto cara a Pasolini. La scrittura ha un sapore d’ altri tempi, delicata e contemplativa, che si sposa benissimo con il tema dei luoghi della memoria. Il dettaglio della porticina per gli animali è la parte che resta più impressa nel racconto in quanto rivela una religiosità antica, rurale e inclusiva, che Pasolini avrebbe sicuramente amato( e forse ha osservato anche lui). Nella breve narrazione si coglie perfettamente l’ essenza di Versutta: non è solo un monumento, è un luogo dove gli asparagi appena raccolti convivono con gli affreschi del Trecento. Questo è il“ Friuli pasoliniano”: un impasto di fango, sudore contadino e altissima poesia che è capace di trasmettere molta pace. [ M. R. Teni ]
È una bella, assolata e tiepida mattina di metà aprile e mi sto recando nello studio della gentile e signorile dottoressa E., amministratrice del nostro condominio. Devo portarle alcune copie del mio recente libretto di poesie e prose intitolato“ Il Ventaglio”.
Giunto nei pressi della chiesetta di Versutta- località divenuta famosa per aver ospitato Pier Paolo Pasolini e sua madre come rifugiati durante la guerra— e constatato di essere in anticipo rispetto all’ orario convenuto, per l’ ennesima volta mi sono fermato a rimirare l’ edificio, che
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