RIVISTA-CULTURA OLTRE FEBBRAIO -2023 N.2 2-RIVISTA-CULTURA OLTRE FEBBRAIO -2023 | Page 23

e visione del mondo . Di questa speculare intrinseca relazione tra l ’ io e il noi ci occupiamo oggi e lo facciamo a partire dai significati lessicali .
Dal punto di vista etimologico la parola pace ha origine dalla radice sanscrita pak- o pag- = pattuire , legare , unire , che ritroviamo nel latino pax = pace . In questo senso la pace è condizione di concordia e di unione che può legare individui , famiglie , gruppi e popoli .
In greco antico invece una delle parole che più si avvicinano al concetto di pace è εἰρήνη [ -ης , ἡ ], ( eirènè ) sostantivo femminile dorico che indica il tempo della quiete e della calma , non essendo stata allora ancora sviluppata la filosofia politica del patto cui consegue la pace , come poi avvenne con l ’ impero romano . Il pak sanscrito è dunque un legame formalizzato in un patto più o meno rituale e più o meno stringente e la cui trasgressione è più o meno punibile e sanzionatile . Il pak quindi , per conseguenza logica , è dinamico , possibile , modificabile , adattabile o per meglio dire , difficilmente costringibile entro limiti rigidi , rigorosi e netti . Perché rigido , rigoroso e netto non sono aggettivi adattabili con sicurezza definitiva al divenire della natura e della natura umana .
Un esempio , talora con effetti drammatici , è dato dal nostro super-io , che quando non sufficientemente armonizzato con le pulsioni inconsce e con l ’ adeguamento dell ’ io al reale , diventa rigido , rigoroso e gravemente colpevolizzante al punto che può essere definito il peggior giudice tra i giudici . Un giudice con il quale è salutare imparare a stabilire patti almeno temporanei di non belligeranza pena la difficoltà a raggiungere la possibilità di una pace la più duratura possibile .
Una pace interiore che ciascuno di noi tende a trovare e mantenere e che nell ’ odierno caos , frettolosità e superficialità delle relazioni abbiamo difficoltà a raggiungere perché spesso manca lo spazio / tempo della buona solitudine e , come puntualizzato da psicologi e sociologi , manca il silenzio , il ri-trovarsi in silenzio dopo averlo creato in noi stessi . Quel silenzio che ci permette di sentire il nostro corpo nella sua dimensione interiore e le nostre emozioni in uno aprirsi e sciogliersi con la libertà autentica di essere noi stessi mentre accettiamo di venire a patti ( pak ) con i nostri conflitti interiori con la prospettiva positiva di risolverli per