di successo quali Breviario Mediterraneo, L’ altra Venezia, I signori della guerra. Veniva dall’ Università La Sapienza di Roma e ci parlò dei suoi tristi viaggi di ritorno dai luoghi della guerra, una“ guerra cominciata dai serbi ortodossi e portata avanti dai croati cattolici”. Sollevò il problema del comportamento degli intellettuali jugoslavi di fronte a questi tremendi misfatti. Mosse loro la critica durissima di essere stati nazionalisti, di aver usato parole istigatrici per la guerra tra le etnie, invece che adoperarsi per il dialogo e la comprensione tra le diversità dei popoli, per la pace. Propose che, come per i dittatori politici, anche per gli scrittori jugoslavi fosse istituito un processo internazionale, per vagliare anche le responsabilità degli intellettuali in ordine ai diffusi crimini di guerra. Dopo aver rivisto Mostar e Sarajevo martoriate Matvejevic scriverà: « Torno a Roma con le cicatrici dell’ asilo e dell’ esilio su di me … Per giorni non sono riuscito a scrivere neanche una riga ». Per i suoi libri e per il suo impegno civile Umberto Eco e Claudio Magris avanzarono più volte la richiesta del Premio Nobel per Matvejevic, che nel frattempo era divenuto cittadino italiano. In conclusione ancora questa citazione a proposito della sua casa distrutta:“ Davanti a casa nostra, vicino alla finestra dove si affacciava da vecchia mia madre, c’ era un albero di fichi. Io li coglievo e ne regalavo ai vicini in un cestino di canne che crescevano lungo il fiume. Non è rimasta traccia né del fico e neppure delle sue radici”. Con i suoi libri, le sue conferenze, i suoi numerosi articoli sui giornali, Matvejevic si è sempre battuto perché crescano nuove radici di dialogo e comprensione tra i popoli, perché l’ odio sia sconfitto. Penso se ne debba continuare a parlare di questo esemplare democratico [ aggiungo io monumentale ] scrittore esule balcanico, anche dedicando così a questo variegato mondo slavo tutta l’ attenzione che merita.
Silvio Valdevit Lovriha
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