RIVISTA CULTURA OLTRE APRILE 2026 - N.4 RIVISTA CULTURA OLTRE APRILE 2026 - N.4 | Seite 63

clemenza, Menocchio tornò libero al suo paese. Gli fu però vietato di allontanarsi da Montereale Valcellina, di divulgare le sue opinioni con le persone che gli capitava di frequentare, di indossare sopra gli abiti“ l’ abitello crociato” per ricordare al popolo la sua trascorsa infamia. Venne quindi un periodo di tempo migliore. Nel 1590 fu infatti addirittura rinominato cameraro( amministratore) della locale chiesa di Santa Maria. Stavano migliorando le cose pure dal punto di vista economico, come dimostrato dall’ aver preso in affitto anche un altro mulino, con un contratto valevole per nove anni. Interessante quanto lui e suo figlio dovevano pagare di affitto ogni anno: 4 staia di frumento, 10 di segale, 2 di avena e 2 di grano saraceno. Più un maiale del peso di almeno 150 libbre. Erano altresì previste quali“ onoranze” 2 capponi e mezzo panno di lino. Per la morte di un figlio si trovò a dover fronteggiare impreviste difficoltà e per arrotondare le entrate fece anche il maestro di scuola e nelle feste il suonatore di chitarra. Ottenne di potersi recare fino a Udine per chiedere al nuovo inquisitore di essere aiutato eliminando l’ obbligo di indossare“ l’ abitello” e consentendogli di poter andare anche fuori del territorio comunale. Gli venne concesso di avere più libertà di muoversi ma non di smettere“ l’ abitello” perché” non si deve così facilmente venire a questa dispensa”. Sembrava che le acque si fossero calmate e invece, all’ insaputa del nostro mugnaio, il Sant’ Uffizio si stava nuovamente occupando di lui. Voci avevano riferito che Menocchio, recatosi a Udine in occasione del Carnevale, in piazza si era messo a parlare con delle persone, con le quali avrebbe ricominciato a discorrere delle sue opinioni. Che un povero elemosinante una notte era stato ospitato a casa del mugnaio, il quale tra l’ altro gli avrebbe detto che la Madonna prima dì sposare San Giuseppe” haveva fatto doti otre creature“. Dell’ altro di simile ebbe a riferire un oste di Aviano. Questa volta l’ Inquisizione fu implacabile. Fatto è che il mugnaio Menocchio, nel giugno dell’ anno 1599, venne di nuovo arrestato, incarcerato prima ad Aviano e poi a Portogruaro. Pochi giorni dopo, per quest’ uomo frattanto incanutito e indebolito, iniziò un altro supplizio: il nuovo interrogatorio davanti al Sant’ Uffizio. Ammise di essersi allontanato qualche volta da Montereale Valcellina ma col permesso degli inquisitori, che“ l’ abitello” talvolta non lo aveva indossato, che gli erano tornate alla mente certe idee ma che non ricordava di averne parlato con alcuno. Qualche volta gli capitò di scivolare come quando gli scappò di dire:“ Io non credeva che il paradiso fosse, perché non sapeva dove fosse“. Alla fine di questo primo interrogatorio scrisse di suo pugno una supplica dicendosi un povero uomo caduto in disgrazia, che ne era pentito, che avrebbe pregato per il bene di tutti i cristiani. Dopo il secondo interrogatorio del 2 di agosto il Sant’ Uffizio decise all’ unanimità che il nostro mugnaio Menocchio era colpevole, recidivo. Gli chiesero di fare i nomi dei suoi complici per evitare d’ essere messo sotto tortura e poiché diceva di non ricordare lo portarono nella camera della tortura per il tormento della fune, ove gli venne data una prima dolorosa strappata e poi delle altre. Il notaio registrò che la tortura era durata circa mezz’ ora e che si era svolta con moderazione. Slegato fu riportato in prigione. Negli stessi anni altri processi contro eretici si facevano in altre parti d’ Italia, per
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