che splendeva luminoso e un’ aria tersa e profumata e lei, come incantata, si inoltrò un po’ troppo all’ interno del bosco e perse la cognizione del tempo.“ Uccellino, come canti bene. E tu, scoiattolo, dove vai così di fretta? Coniglietto, sei così buffo. Lumaca, lumachina …” Le piaceva parlare con gli animali e forse li invidiava un po’ perché in quel bosco ci vivevano. Parlando e canticchiando così notò in lontananza un camino dal quale usciva il fumo.“ Ma, c’ è una casetta lì”, si disse meravigliata.“ Chi può abitare qui, magari il guardiano del bosco?” si chiese stupita. La casetta era ancora lontana. Si avvicinò di più e rimase ancora più affascinata. Non aveva mai visto in vita sua una casetta così carina. Era fatta di legno e aveva le finestre a forma di cuore. Il tetto era di un rosso vivace e sulle pareti della casetta si arrampicava una pianta d’ edera rigogliosa. Intorno c’ era un giardino pieno di piantine profumate.“ È incantevole”, pensò allegramente.“ Sembra una casa delle fiabe. Devo vedere chi ci abita”, si disse incuriosita. Si avvicinò e sbirciò dalla finestra, ma rimase delusa quando vide una vecchietta con un naso aquilino che stava cucinando qualcosa in un enorme pentolone.“ Che brutta”, pensò Roberta e poi si vergognò di quel pensiero. I genitori le avevano sempre spiegato che non si devono giudicare le persone dall’ aspetto fisico. La vecchietta la scorse e Roberta imbarazzata si spostò velocemente per nascondersi. Sapeva che non era educato sbirciare nelle case altrui. La vecchietta tirò fuori la testa dalla finestra e le disse:“ Dai, vieni, non aver paura. Ti faccio vedere la mia casa”. Roberta notò che aveva soltanto un dente in bocca. Cercò di nuovo di non pensare quanto fosse brutta. Le sembrava scortese non accettare l’ invito e in più era proprio curiosa di vedere l’ interno di quella deliziosa casetta. Così accettò ed entrò. Non vide però che la vecchietta aveva usato la chiave per chiudere la porta e poi l’ aveva infilata nella tasca del suo grembiule con discrezione. Roberta si guardava intorno. La casa aveva qualcosa di magico ma anche strano e non capiva il perché di quell’ impressione. Scambiò qualche parola con la vecchietta. Le spiegò che spesso andava nel bosco a raccogliere i funghi notando che fissava il suo cesto.“ Va bene, ragazzina. Adesso dalli a me che mi è venuta voglia di mangiarli.” Il suo tono di voce improvvisamente divenne scortese e Roberta si spaventò un po’.“ Va bene, glieli lascio volentieri, tanto io posso raccoglierli sempre”, le disse. Lanciò lo sguardo all’ orologio e esclamò:“ Ma sono già le cinque, dovevo essere già a casa da un po’”, e afferrò la maniglia della porta per uscire ma si rese conto sbalordita che era chiusa a chiave.“ Dove vorresti andare, curiosona?” disse la vecchia ridacchiando.“ Ti presenti qui così all’ improvviso a curiosare dentro casa mia e poi vorresti andare via quando ti pare. Non si fa così. Qui sono io a dettare le regole.” Poi Roberta vide i titoli dei libri che erano allineati sugli scaffali. Tutti libri di magia nera e in quell’ attimo capì che quella vecchietta era una strega. Se solo avesse ubbidito alla mamma! Guardò di nuovo verso l’ orologio sulla parete e capì
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