Era il tramonto e l’ imminente primavera aveva fatto sbocciare i primi crochi e le margheritine di prato – le cui corolle, candide e nuove di vita, dondolavano timidamente ad una leggera brezza che le scuoteva-, quando un lieve toc toc scosse l’ uscio dell’ abitazione di Ecìla.“ Chi sarà?” si chiese la bimba, deponendo accanto a sé, sulla panca dove sedeva, il libro illustrato di antiche fiabe. Cesare, addormentato ai suoi piedi, drizzò gli orecchi, mentre un guizzo improvviso di sole illuminava il soffitto, per poi adagiarsi come un segnale luminoso sul davanzale della finestra. Ecìla allora si affacciò, ma, anche sporgendosi, non riuscì a vedere chi stesse bussando alla sua porta. Incuriosita, affrontò allora, quasi correndo, la scala che conduceva al piano di sotto e, d’ istinto, si sistemò una ciocca di capelli sfuggita all’ abbraccio della folta treccia: inconsciamente voleva essere trovata in ordine da chi la cercava. Il cuore le diede un battito più prolungato mentre girava il pomello della porta e si affacciava all’ esterno. Era minuta … diafana e appariva spaventata. Le sue ciglia, come i suoi capelli, erano di un biondo così chiaro da sembrare bianchi e l’ azzurro degli occhi era come un panno, lavato così tante volte da avere quasi completamente perso il suo colore originale. Quando l’ esserino vide Ecìla si contrasse e si appiattì, quasi a voler scomparire tra le pietre del muro portante della casa. < Chi sei?> le chiese allora Ecìla e, non ricevendo risposta, aggiunse < Vieni … entra … accomodati pure nella mia casa. Parleremo così con calma e mi dirai di cosa hai bisogno.> La sconosciuta si staccò allora lentamente dal muro, nel quale aveva tentato di mimetizzarsi e scomparire, ed afferrò la mano che le veniva porta. Ingoiata quasi dalla capiente poltrona dove Ecìla l’ aveva fatta accomodare, la fragile creatura – che era in realtà una bimba che mostrava sei o sette anni d’ età – fissava intimidita le labbra della padrona di casa, quasi a volervi leggere un significato più profondo delle stesse parole che venivano pronunciate. < Nives …> disse d’ improvviso < Il mio nome è Nives.> Ecìla tremò, perché quello stesso nome aveva appena attraversato la sua mente, ma ancora non aveva raggiunto la sua bocca. < Già …> assentì allora < Nives è proprio un bel nome.> La bimba sorrise e, nel farlo, parve d’ improvviso divenire trasparente … per un battito di ciglia persino invisibile. Ecìla era incantata da quel prodigio, ma anche spaventata da quell’ estrema fragilità che la nuova arrivata mostrava.“ Ora c’ è … ed ora sembra non esserci più!> si disse infatti“ Sembra potersi spezzare al più insignificante soffio di vento o scomparire d’ improvviso come un bel sogno all’ alba.” < Nives > disse comunque a voce alta < Chi sei? Perché sei qui?> < Non … non lo sai?> chiese la bimba e parve di nuovo spaventata al solo vedersi costretta a formulare quella domanda.
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