Cesare l’ accompagnava nell’ attraversamento della città, Pilù si materializzava non appena lei, da sola, si addentrava nei pascoli o nel bosco. Un giorno, scaturita dal nulla, come ogni cosa prima di lei, apparve una bellissima puledrina bianca che si andò a posizionare dinanzi al portone d’ ingresso della bimba. Ecìla, prontamente uscita sulla soglia di casa, prese subito ad accarezzare il muso della puledra e ne notò immediatamente i grandi occhi mansueti. < Occhidolci … ti chiamerò Occhidolci!> sentenziò allora senza indugio. La cavallina nitrì ed abbasso poi ritmicamente la bella testa per assentire. < Puoi parlare Occhidolci …> aggiunse allora Ecìla, riprendendo ad accarezzarle il muso affusolato. < Grazie …> rispose soltanto, con fare timido, la nuova arrivata. Già il giorno seguente Ecìla commissionò a Gabriel un calessino bianco e rosa da agganciare alla puledra con delle stanghe munite di campanellini d’ argento e, non appena pronto, adornò il calesse anche con ghirlande di fiori freschissimi. Su quel calesse, con seduto accanto a sé a cassetta il gatto Cesare, Ecìla prese a scorazzare per Imageland e, fatto poi scendere il felino, si inoltrava nei pascoli mentre Pilù, poggiato sulla sua spalla, le raccontava le ultime novità del bosco. Poi, alla spicciolata, iniziarono ad arrivare altri esseri umani – uomini e donne in ugual numero – affinché potessero formare una famiglia con coloro che, già ormai da tempo, abitavano Imageland. Si determinò così in paese una grande animazione e fabbri, falegnami, stagnini, ecc … dovettero lavorare alacremente poiché c’ era bisogno di altri mobili, altri utensili e tutto ciò che occorreva ad una comunità notevolmente aumentata. Soltanto il castello, appollaiato sul suo aguzzo picco, avvolto nella spessa nuvolaglia di color grigio spento, rimaneva silenzioso e deserto. Poi tutto quel trambusto finì e la calma tornò ad abitare il paese. Al tramonto, quando il lavoro giornaliero aveva termine, si potevano vedere le nuove coppie che si erano andate formando passeggiare per le vie o riempire le piazzette; alcune non erano accompagnate da bambini, altre vantavano invece una coppia di bimbi: sempre però un maschio ed una femmina e appartenenti alla stessa fascia d’ età. Ecìla, osservandole, dopo un’ iniziale momento d’ euforia, tornò a provare quell’ oscura fitta di disagio come se, ancora una volta, in quel quadro, apparentemente perfetto, cogliesse qualcosa d’ inespresso, d’ incompleto, di difettoso … Soltanto Gabriel, il biondo falegname dagli occhi di cielo, era rimasto da solo a gestire la sua bottega e ad abitare la minuscola casa: un guscio assai grazioso ma così minuto da non riuscire ad ospitare altre persone. Ecìla fermava spesso il suo calesse fiorito dinanzi alla bottega di Gabriel – dalla cui insegna spiccava ora un essere alato fatto di luce – e, per lo più, s’ intratteneva con lui intonando, sul far della sera, dolci melodie e dimenticate cantilene che odoravano di rose color cenere e trine dismesse: nel suo cuore, come una bolla d’ aria che non riuscisse a trovare l’ uscita, ribolliva ancora il sogno di“ un’ amica del cuore”, ma, pur desiderandolo intensamente, temeva il momento in cui quella bolla d’ aria avrebbe finalmente visto la luce.
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