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25 APRILE OGGI: MEMORIA DELLA LIBERAZIONE TRA GUERRE E NUOVI AUTORITARISMI – DI MARIA ROSARIA TENI
Si avvicina il 25 aprile festa della Liberazione, culmine di un percorso fatto di sacrifici, ideali e coraggio civile, e credo fermamente che non si possa ricordare solo per essere una ricorrenza del calendario civile italiano, buona per discorsi rituali e corone di fiori. Dal punto di vista storico e sociale ha una portata altamente significativa perché rappresenta il momento in cui l’ Italia ha deciso di voltare pagina, chiudendo il capitolo ventennale del fascismo e quello tragico dell’ occupazione nazista. È una linea di confine e, soprattutto oggi, ridurlo a mera celebrazione del passato dimostra di svuotarlo di significato autentico. In questo nostro mondo attraversato da nuove guerre e da crescenti tensioni autoritarie, quella memoria torna a essere una chiave di lettura del nostro tempo. Da quella esperienza è nata una nuova idea di cittadinanza e di Stato, che ha trovato espressione nella Costituzione italiana, fondata su principi antifascisti, diritti inviolabili e partecipazione democratica. Non un compromesso qualsiasi, ma un argine: antifascismo, diritti, limiti al potere. Un testo pensato proprio per impedire che ciò che era accaduto potesse accadere di nuovo. Non è un caso che, pochi anni dopo, le donne italiane hanno potuto esercitare per la prima volta il diritto di voto; infatti proprio grazie all’ attivismo partigiano, nel 1945 fu sancito il suffragio universale, istituito per la prima volta nel 1946. Un frutto diretto della Resistenza, in cui operai, contadini, studenti e, in modo decisivo, donne parteciparono a una lotta che fu insieme guerra di liberazione e, per molti aspetti, guerra civile. Tante sono state le donne. Senza di loro, quella storia semplicemente non sarebbe esistita. Il contributo femminile è stato a lungo marginalizzato nella memoria pubblica, Per decenni, il ruolo femminile è stato ridotto al compito di portare messaggi. In realtà, le donne sono state combattenti, organizzatrici e leader. Migliaia di donne sono state staffette, organizzatrici, combattenti, protagoniste della rete clandestina che teneva insieme le formazioni partigiane. Figure come Irma Bandiera, torturata e uccisa dai fascisti senza tradire i compagni, o Carla Capponi, che partecipò attivamente alla lotta armata a Roma, raccontano una Resistenza che fu anche emancipazione. Teresa Noce, fondatrice dei Gruppi di Difesa della Donna, instancabile nel coordinare gli scioperi nelle fabbriche. Tina Anselmi, giovanissima staffetta che, nel dopoguerra, divenne la prima donna Ministro in Italia. Bianca Maria Busacchi, dottoressa bolognese, partigiana. Marisa Musu una giovane e straordinaria gappista nella Roma occupata, il cui contributo alla Resistenza e alla Liberazione di Roma è stato riconosciuto con la Medaglia d’ argento al valor militare. Le cifre ufficiali parlano di una partecipazione massiccia, anche se molti contributi rimasero“ invisibili”: circa 35.000 donne riconosciute come partigiane combattenti, circa 20.000 patriote( collaboratrici senza armi), 4.653 arrestate e torturate, 2.750 deportate nei lager nazisti e 623 fucilate o cadute in combattimento. Delle 21 donne elette all’ Assemblea Costituente nel 1946( le prime nella storia d’ Italia), la grande maggioranza proveniva dall’ esperienza della Resistenza e della
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