lotta clandestina. Queste figure sono fondamentali perché hanno tradotto i valori della libertà partigiana in leggi e diritti costituzionali. Nilde Iotti( PCI), organizzatrice dei Gruppi di Difesa della Donna a Reggio Emilia e staffetta che si batté per la parità tra i coniugi e il riconoscimento della famiglia. Teresa Noce( PCI), combattente in Spagna e poi dirigente della Resistenza in Francia e Italia e venne deportata a Ravensbrück, è stata fondamentale per l’ articolo 37 sulla tutela delle lavoratrici e la parità salariale. Tina Anselmi( DC), staffetta partigiana con il nome di battaglia“ Gabriella” nella brigata Cesare Battisti. La più giovane( eletta in seguito), portò lo spirito della Resistenza cattolica nelle istituzioni. Adele Bei( PCI), condannata dal tribunale speciale fascista, fu attiva nella Resistenza romana dopo la liberazione dal carcere. Lavorò intensamente sui diritti del lavoro e la protezione della maternità. Teresa Mattei( PCI), comandante di compagnia nelle Brigate Garibaldi, soprannominata“ Chicchi”, è la madre della frase“ di fatto” nell’ Articolo 3, che impegna lo Stato a rimuovere gli ostacoli all’ uguaglianza. Angela Guidi Cingolani( DC), che collaborò con la Resistenza romana fornendo assistenza ai perseguitati politici. Rita Montagnana( PCI), attiva nell’ antifascismo fin dagli anni’ 20, partecipò all’ insurrezione di Torino del 1945 e divenne membro della Commissione per i trattati internazionali. Oltre a quelle sopra citate, quasi tutte le altre elette avevano legami con la lotta di liberazione o avevano subito il confino e l’ esilio, tra cui: Maria Federici( DC), attiva nella Resistenza romana e tra i fondatori del CIF( Centro Italiano Femminile), Lina Merlin( PSI), catturata dai fascisti per la sua attività clandestina, partecipò alla difesa di Milano. È famosa per la legge contro lo sfruttamento della prostituzione. Elettra Pollastrini( PCI), combattente in Spagna, esule e poi prigioniera nel campo di concentramento di Aichach. Queste donne non si limitarono a presenziare: furono loro a insistere perché la Costituzione non parlasse solo di“ uomini”, ma di“ cittadini” e“ persone”, garantendo che l’ uguaglianza non fosse solo formale, ma sostanziale. Eppure, a guardare oggi, ciò che accade quotidianamente in un mondo sempre più sconvolto da guerre e sovranismi, da ritorni inquietanti di dittature e rigurgiti razzisti, quei principi che hanno sostenuto l’ ideologia partigiana, non sono stati acquisiti una volta per tutte. Il contesto internazionale contemporaneo lo dimostra con forza. La Guerra in Ucraina ha riportato il conflitto armato nel cuore dell’ Europa, ricordando quanto fragile sia l’ equilibrio costruito dopo il secondo dopoguerra. Allo stesso tempo, in diverse parti del mondo si osserva una progressiva erosione delle istituzioni democratiche: concentrazione del potere, limitazione della libertà di stampa, uso sistematico della propaganda e della disinformazione. Le democrazie si indeboliscono lentamente, si stanno trasformando in democrature, forme di democrazia illiberale che si stabilizza verso la normalizzazione di linguaggi aggressivi, la delegittimazione delle opposizioni, la diffusione della paura come strumento politico. In questo senso, il parallelo con il passato non va forzato, ma neppure ignorato: anche il fascismo si affermò in un clima di crisi, sfruttando consenso, indifferenza e disillusione. Proprio l’ indifferenza rappresenta oggi uno dei rischi maggiori. Se la memoria della Liberazione si riduce a rituale, perde la
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