Rivista Cultura Oltre 9° numero - Settembre 2019 RIVISTA CULTURA OLTRE SETTEMBRE 2019 | Page 17
con il sacchetto della colazione. Ora che non doveva più lavorare, poi-
ché gli anni e la fatica gli avevano concesso il riposo dovuto, si tratte-
neva di più sotto quella quercia.
Osservava come lo scorrere del giorno nel divenire del tempo aveva
trasformato il suo mondo. E come l’unica cosa immutabile e sicura
fosse la sua solitudine. Per tutti Guglielmo era lo “strano” della città.
Un oggetto coreografico che faceva paesaggio, a cui nessuno dava
peso. Per Carlo invece era il sorriso mattutino che gli dava il buon-
giorno da quando aveva iniziato ad andare a scuola. Col fluire degli
anni era passato dalla scuola al lavoro, dall’andare a piedi, alla bici-
cletta e ora alla macchina. Ma la sosta fissa e lo scambio di brevi bat-
tute mattutine con Guglielmo erano le colonne della sua esistenza. Lo
aveva visto invecchiarsi, scolorire i capelli nel candido latte della ca-
nizie. Ma era sempre lì, alla stessa ora, sotto la pioggia, il sole o la
neve, con la sua colazione e quell’aria leggera di un uomo che vive
solo per vivere. Per cui a Carlo dette una profonda ansia non vederlo
quel mercoledì mattina, perché anche con il raffreddore, unico ma-
lanno di Guglielmo, la panchina della sua quercia era sempre occu-
pata al mattino. Quando arrivò in città non si preoccupò dell’ufficio,
tant’è che alle nove fu chiamato al cellulare dal cassiere che lo cercava
disperato. Ma quando arrivò in città si mise alla ricerca della casa di
Guglielmo. Di colpo venne a saper che quell’uomo strano, che da sem-
pre era la coreografia del paesaggio, non era conosciuto da nessuno.
O meglio nessuno aveva avuto l’accortezza di conoscerlo. Solo a mez-
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