Rivista Cultura Oltre 9° numero - Settembre 2019 RIVISTA CULTURA OLTRE SETTEMBRE 2019 | Página 16
“ L’UOMO DELLA QUERCIA”
M ARIANTONIETTA V ALZANO
Carletto aveva sei anni e nelle sue scarpe nuove percorreva preoccu-
pato quella strada ciottolosa, trainato dalla mano della madre. Le sue
orecchie avevano spesso sentito le raccomandazioni materne, ma
quella mattina si rifiutavano e si concentravano nella ricerca di quei
rumori che colorano la campagna, pura dalle idee umane. Era il suo
primo giorno di scuola. Per andarci doveva fare mezz’ora di cammino.
Viveva fuori dalla città. Una città né piccola né grande, di quelle dove
c’è spazio per chi vuole sapere tutto, per chi non vuole sapere nulla e
per chi fa finta di non voler sapere.
La sua era una piccola vita ancora, spesa in ore dedicate a giocare con
tutto ciò che di vero offriva la fattoria di suo padre. Il suo mondo erano
le luci fresche del mattino e il transitare laconico delle nuvole, che
spesso ammirava sdraiato sulla balconata della sua cameretta. L’idea
di chiudersi in una stanza assomigliava ad una punizione, per uno che
come lui era abituato a correre a piedi nudi sulla neve. Mentre avida-
mente cercava con gli occhi la sagoma viva di un uccello o una farfalla
ai lembi della strada, rimase attratto e perplesso alla vista di un uomo
che con cura levigava delle assi di legno sotto una quercia quasi al
bivio della provinciale. Era un uomo di mezza età. Era Guglielmo.
Carlo aveva ormai più di quarant’anni. Abitava nella casa che da sem-
pre era appartenuta alla sua famiglia. Solo, dopo la morte dei suoi ge-
nitori. Ora il pollaio e la stalla avevano lasciato il posto ad una attrez-
zatissima sala hobby e l’orto si era trasformato, ispirato da una geniale
idea di un suo amico architetto, in un’ampia piscina con un elegante
giardino. Carlo non faceva il mestiere del padre. Carlo dirigeva l’agen-
zia della principale banca presente nella città. Quella città che come
l’olio invade e sovrasta l’acqua, nascondendo la sua limpida natura,
così aveva invaso la campagna circostante. Non c’erano più ciottoli
sulla strada che portava alla provinciale, quella strada che per molti
anni aveva percorso a piedi e che ora era avvelenata da grandi jeep.
L’unica cosa che ancora impudentemente resisteva era la grande quer-
cia e la panchina sottostante. Per tutti erano la panchina e la quercia
di Guglielmo. Come ogni mattina, da quando se l’era costruita, Gu-
glielmo, prima con passo aitante e deciso poi con andare incerto e
malfermo aiutato da un robusto bastone, si dirigeva alla sua panchina
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