Rivista Cultura Oltre 9° numero - Settembre 2019 RIVISTA CULTURA OLTRE SETTEMBRE 2019 | Seite 18

zogiorno un anziano impiegato del comune gli dette le agognate in- dicazioni per trovare la casa di Guglielmo. Era una casetta ai margini di una stradina secondaria, quella stradina che una volta incorniciava un campo di granturco. Era una casa a due piani incastonata tra due alti palazzi. Il portone era ben levigato e curato, la facciata era rosa antico con qualche crepa ma senza grosse scrostature. Bussò ripetu- tamente per un paio di minuti, poi arresosi agli eventi della vita e sa- pendo ciò che stava per scoprire chiamò il Comando dei Carabinieri. Quando finalmente la porta cadde sotto i colpi dell’ascia dei Vigili del fuoco, c’era un manipolo di gente assiepata di fronte alla casa di Gu- glielmo. Quella stessa gente che lo aveva sempre considerato un og- getto del paesaggio e con cui aveva camminato in parallelo verso l’unico punto certo della fine della propria esistenza. Carlo entrò e con veemente autorità impedì agli altri di farlo. Ormai era inutile. Guglielmo era seduto su una poltrona di velluto marrone, una di quelle dall’aspetto comodo, ma che comode lo erano diventate solo per l’abitudine a sedervi sopra. Dormiva per sempre, il suo volto non era contratto in smorfia di dolore, ma aveva l’espressione di chi aveva raggiunto ciò che da sempre aspettava. Davanti a lui un tavolinetto e di fianco un camino con residui di fuoco svanito nel suo ardere. Sul tavolinetto un foglio. Carlo sapeva da sempre per chi era quel foglio. “Grazie Carlo, perché ogni mattina l’hai spesa dandomi il sollievo di es- sere visto, perché il tuo sorriso ha reso lievi le perdite a cui ogni giorno l’esistenza ci condanna, perché aspettarti è stato il calore e la sicurezza verso l’eterna assenza del dolore, il punto di partenza della fine di ogni vita. Guglielmo” Al funerale di Guglielmo c’era solo Carlo, mentre la città piangeva la sua spoglia coreografia del paesaggio. Mariantonietta Valzano 17