Resistenza e Cambiamento. Un Sindacato Umano per difendere la Specie. Resistenza e Cambiamento. | Seite 21
Sentirsi poveri
Il termine “povertà”, nell’immaginario collettivo, è legato ad immagini di
altri tempi o di altri mondi: ci rimanda alle pagine di romanzi come I
Miserabili di Victor Hugo, ai racconti dei nonni sul periodo della Guerra
Mondiale, a certi documentari sulle ca restie in Africa o ai servizi del
telegiornale sulle baraccopoli sudamericane …
Fortunatamente quel tipo di povertà, fatta di morsi della fame, notti
all’addiaccio e corpi ricoperti di cenci, è stata espulsa dal nostro orizzonte
quotidiano di cittadini liberi e democratici, relegata nelle sacche invisibili
dell’emarginazione extra-comunitaria ed extra-ordinaria.
Tanto è vero che, nel sentire comune, l’attuale civiltà è considerata la
migliore possibile. Proprio perché ha sconfitto (o nascosto) quel tipo di
povertà.
Nonostante
tutto
(dallo
stress
all’inquinamento,
dall’incomunicabilità alla mancanza di privacy, dalla perdita dei valori alla
violenza metropolitana) questa società è ancora percepita come la società
del progresso e del benessere, dove nessuno muore di fame e chiunque può
migliorare la propria condizione E’ questa percezione a creare il miraggio
verso cui sono attratti i boat people, che affrontano indicibili pericoli e
sofferenze per sbarcare sulla Terra Promessa e conquistarsi un posticino
nel Paradiso dello Sviluppo.
In fondo, è proprio questo ciò di cui parlava il povero Berlusconi quando
diceva, non senza qualche ragione, che in Italia non si sta poi troppo male,
visto che i ristoranti sono pieni, le autostrade per il mare intasate di
vacanzieri ed i carrelli del supermercato pieni di “roba”.
D’altronde, per chi considera come indice di ricchezza la disponibilità di
merci e servizi, è piuttosto patetico parlare di povertà per il calo dello zero
virgola del PIL o stracciarsi le vesti perché qualche consumatore si decide
a farsi riparare le scarpe piuttosto che comprarle nuove ad ogni cambio di
stagione! Diciamoci la verità: non è il pane, che ci manca. E non sarà un
momentaneo ribasso delle quotazioni in borsa o una temporanea crisi del
mercato immobiliare a gettarci sul lastrico…
Eppure, da quando è scoppiata la crisi, l’incubo della miseria sembra essere
tornato a guastare i nostri sonni. Evocato dai mass media, dai politici e dai
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