Rendez-vous en France 2018 | Seite 40

L I F E S T Y L E I G A S T R O N O M I A I I A G E N D A I berlingots al formaggio di capra Anne-Sophie Pic P E R S O N A G G I Anne-Sophie Pic, la funambula dei sapori È L’UNICA CHEF TRE STELLE DI FRANCIA E NEL 2011 È STATA DICHIARATA LA “MIGLIORE CHEF DONNA DEL MONDO”. RITRATTO DI UNA FIGLIA D’ARTE… AUTODIDATTA. U N’INSOLITA STORIA DI FAMIGLIA Figlia d’arte e autodidatta: sembra un paradosso. Ma nel caso di Anne-Sophie Pic è una realtà, le- gata alla sua storia singolare. Storia di una famiglia di cuochi che ha segnato la grande gastronomia francese. Tutto comincia con la bisnonna, Sophie, che apre il ristorante Auberge du Pin sulla strada per Saint-Péray in Ardèche. Poi suo figlio André, che nel 1934 ottiene le 3 stelle Michelin e nel 1936 si spo- sta lungo la nazionale 7, a Valence, dove è ancora oggi la Maison Pic. Gli succede Jacques nel 1956, che conferma le tre stelle. Nel 1969 nasce Anne-Sophie, che niente sembra portare verso la cucina: segue studi commerciali, vorrebbe lavorare nel mondo del lusso. Ma poi la passione di famiglia pre- vale. Nel 1992 Anne-Sophie Pic entra nel ristorante di famiglia e inizia un percorso pre- 38 RENDEZ-VOUS EN FRANCE M A G A Z I N E stigioso che la porterà a ottenere le 3 stelle Michelin nel 2007 e a creare un impero dei sapori che spazia dal Bistro 7 alla Dame de Pic Paris (1 stella Michelin), la scuola di cucina, la “cantine gourmande” Daily Pic, l’Epicerie, il ristorante al Beau Rivage di Lo- sanna, il ristorante André a Valence, fino all’ultima apertura nel 2017: La Dame de Pic Londres, che ha già conquistato la sua prima stella. Abbiamo chiesto a Madame Pic di raccontarci cosa vuol dire essere l’unica chef tre stelle di Francia. Lei ha raggiunto l’eccellenza in un mondo della cucina ancora in gran parte in mani maschili… com'è riuscita in quest'impresa? Con passione e volontà. Ho sempre avuto una grande forza di carattere, una discreta dose di perseveranza che mi hanno certo aiutato a impormi in un mondo della cucina che è decisamente maschile. Penso abbia contato anche il mio essere autodidatta. Mi sono lasciata guidare dal palato, dall’odo- rato. Ho respirato fin da bambina gli odori della cucina. E ho creato i miei piatti se- guendo intuizioni, emozioni. La tecnica è venuta poco a poco, con la pratica. Questo mi ha reso molto più libera di abbinare i sapori, di creare un mio stile, di ricercare un mio equilibrio nella cucina. Quanto ha contato, nelle sue scelte e nel suo successo, essere figlia d’arte? Fare parte di una famiglia di cuochi da quattro generazioni è certo importante. Ma ho dovuto allontanarmi da Valence, studiare all’estero per rendermi conto che la mia vita era in cucina. Partire per tornare. E ci ho messo dieci anni per ottenere a mia volta quella terza stella che è un po’ il marchio di famiglia. E altri dieci anni per creare una mia identità culinaria. Come diceva mio pa- dre, bisogna costruirsi, l’esperienza non si compra e non si trasmette.