Realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (ottobre 2013) | Page 90
territoriale ed etnica dell’Africa coloniale in relazione ai conflitti recenti, o a tutta la problematica
del neocolonialismo: difficoltà a liberarsi dalle monocolture, politica dei prezzi imposta dal Nord;
presenza delle multinazionali, creazione del meccanismo del debito ecc.).
Il punto di vista degli studenti - 2: dibattito animato sulle cause
Scopo: la tecnica del dibattito animato (o “dibattito che ti cambia”) può essere utilizzata per confrontarsi
su cause o conseguenze di una certa situazione, oppure per discutere le opinioni relative ad un
determinato problema. Lo spostamento fisico delle ragazze e dei ragazzi e la creazione di gruppi
d’opinione contrapposti favoriscono il coinvolgimento e la libera espressione dei punti di vista.
In questa unità didattica il dibattito verte intorno alle cause della povertà nel Sud del mondo (o dello
squilibrio Nord-Sud) emerse durante la “tela del ragno” nella fase precedente.
Il docente preparerà quattro cartelli, ognuno recante una delle seguenti diciture: “SONO D’ACCORDO”,
“NON SONO D’ACCORDO”, QUALCHE VOLTA SONO D’ACCORDO”, “NON SO”. I cartelli verranno
fissati con lo scotch nei quattro angoli dell’aula.
Il docente riprenderà il cartellone/i cartelloni con le opinioni degli studenti emerse durante la tela del
ragno e sottoporrà ai presenti un’affermazione tratta dalle risposte uscite in quella fase introducendola
con una frase del tipo: la causa principale della povertà nel sud del mondo è…. Dopo l’affermazione
le ragazze e i ragazzi si alzeranno e andranno sotto il cartello che meglio rappresenta il loro punto
di vista.
Una volta avvenuta la disposizione delle persone, il docente dovrà assumere il ruolo di facilitatore di
dibattiti. In questa veste egli darà la parola a turno ai vari gruppi d’opinione e chiederà a uno o più
fra i componenti di argomentare il motivo che l’ha portato a porsi sotto quel determinato cartello. Nel
prosieguo dell’attività il facilitatore darà la parola anche agli gruppi e dovrà sia mantenere un ordine
di interventi gestibile, sia proporre nuove informazioni nei momenti in cui il dibattito dovesse languire
o le posizioni irrigidirsi.
Quando la situazione apparirà esaurita il facilitatore ritornerà docente, inviterà le persone a tornare
al loro posto e proporrà un’interpretazione propria relativa all’argomento.
Qui di seguito vengono suggerite alcune interpretazioni possibili relative ad alcune fra le risposte che
più comunemente escono dal dibattito, ovviamente si tratta di meri stimoli che ogni docente potrà/
dovrà approfondire autonomamente.
La causa della povertà (o dello squilibrio) è di natura religiosa
In realtà la contrapposizione Cristianesimo = progresso - religioni del Sud del mondo (Islam in
particolare) = arretratezza è quantomeno dubbia.
A parte l’esistenza di nazioni cristiane molto povere (l’Etiopia, diverse nazioni latinoamericane)
occorre fare una distinzione netta fra i testi sacri sui quali le religioni monoteiste si basano e la loro
applicazione da parte degli uomini.
Le differenze intrinseche ai testi sacri non permettono di classificare il Cristianesimo come più o meno
avanzato rispetto all’Islam (quest’ultimo riconosce fra le sue fonti l’Antico Testamento, il Vangelo
e il Corano, testo quest’ultimo consegnato a Maometto dall’Arcangelo Gabriele. Questi pochi fatti
dovrebbero far venire meno le ipotesi di antiteticità fra le due religioni). Altro discorso è l’applicazione
sociale dei voleri divini. Sia il Cristianesimo, sia l’Islam hanno registrato differenze di interpretazione
enormi nel tempo e nei luoghi (si pensi all’Inquisizione rispetto alla Teologia della liberazione o ai
talebani rispetto ai musulmani di Sarajevo) e non sono quindi possibili generalizzazioni ampie.
A smentire ulteriormente l’idea delle religioni come motore primo del progresso o dell’arretratezza
si può citare anche il caso del Confucianesimo (che religione in senso stretto non è): nei decenni
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