Realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (ottobre 2013) | Page 63
deserto del Negev e a questo scopo nel 1965 e 1966 la sua aviazione distrusse le opere idrauliche
iniziate dalla Siria sulle alture del Golan e nel 1967 distrusse una diga costruita da siriani e giordani
sullo Yarmuk (affluente del Giordano), allo scopo di deviare il corpo del fiume per impedire a Israele
di captarne le acque nella zona Nord del corso del fiume.
Con la vittoria nella guerra del 1967 gli israeliani occuparono i territori palestinesi della Cisgiordania
e della striscia di Gaza: in Cisgiordania - tuttora occupata da coloni d’Israele - è presente la
preziosissima falda acquifera montana della Giudea-Samaria. Le disposizioni relative all’uso di
questa falda e in generale di tutta l’acqua imposte agli abitanti palestinesi della zona cisgiordana
sono state molto dure, esse prevedevano fra l’altro:
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il divieto di scavare nuovi pozzi senza preventiva autorizzazione delle autorità militari israeliane
(autorizzazione successivamente concessa solo in casi rarissimi),
la proibizione agli agricoltori palestinesi di irrigare dopo le ore 16 (come invece veniva
tradizionalmente fatto)
l’espropriazione dei pozzi e delle sorgenti appartenenti ai palestinesi assenti.
Il risultato di queste disposizioni non ha bisogno di molti commenti: in Cisgiordania il consumo medio
di un palestinese per usi diretti o “domestici” è di 70 litri, rispetto ai 260 di un israeliano (che gode tra
l’altro di sovvenzioni governative capaci di abbassare il costo dell’acqua per litro a circa un quarto
di quanto pagano i palestinesi). Di fatto il 90% circa dell’acqua estratta in Cisgiordania è usato per
i consumi israeliani (secondo lo storico inglese Perry Anderson la percentuale a favore d’Israele è
invece di circa l’80%).
Il contratto mondiale sull’acqua
Presentazione della campagna internazionale www.contrattoacqua.it
Il ruolo dei consumatori
In che modo la nostra vita quotidiana è legato alle problematiche affrontate? Riflessione sul ruolo
dei consumi umani di acqua, non solo diretti ma anche indiretti. Come per le altre risorse, l’attuale
ritmo di consumo e spreco, concentrato nelle mani di pochi, non è sostenibile da un punto di vista
ambientale e genera forti squilibri economici e sociali.
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