Realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (ottobre 2013) | страница 43
Le “forme peggiori di sfruttamento del lavoro minorile”
La Convenzione 182 dell’ILO (Organizzazione internazionale del lavoro), adottata nel 1999
definisce una tipologia ancora più specifica, quella delle “forme peggiori di sfruttamento del lavoro
minorile”. Si tratta di attività lavorative da perseguire in ogni Paese attraverso programmi che
combinino l’intervento sociale preventivo e riparatorio verso i minori con l’intervento repressivo
verso gli sfruttatori.
Le tipologie principali che rientrano in questa categoria sono:
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il lavoro schiavo e le pratiche analoghe (compreso il reclutamento forzato per i conflitti armati);
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il lavoro nel campo della prostituzione e della pornografia;
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ogni lavoro che rischi di compromettere la salute, la sicurezza, la moralità del minore;
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ogni tipo di attività illecite.
Le tipologie di lavoro minorile più diffuso nelle differenti aree geografiche
L’Asia è il continente con il maggior numero di ragazzini e bambini al lavoro. Si dedicano a ogni tipo
di produzione, in genere nel settore del lavoro nero e nel subappalto; molti sono schiavi per debiti,
servi domestici, coinvolti nelle forze armate o nella prostituzione.
L’Africa Sub - Sahariana è la regione con la più alta incidenza di minori economicamente attivi,
nell’agricoltura familiare, nell’approvvigionamento di beni essenziali e nel piccolissimo commercio.
A questo si aggiungono il traffico di minori, sia internazionale sia interno, e il fenomeno dei bambini
soldato.
In America Latina ragaz zini e bambini lavorano in agricoltura, per l’autoconsumo o nelle piantagioni,
ma anche nelle miniere e nelle fabbriche d’abbigliamento delle zone franche (le cosiddette
maquiladoras) del Centroamerica. Non pochi sono anche ragazzi di strada.
Sebbene quantitativamente molto meno grave, il fenomeno del lavoro minorile è però presente
anche nel ricco Nord del mondo. In Italia i bambini che lavorano sono concentrati sia nel Sud che
nel Nord-est del Paese. I settori più interessati dal fenomeno sono il commercio, l’artigianato e
l’edilizia. Ma tanti sono anche i minori immigrati sfruttati nei diversi settori e che lavorano agli angoli
delle strade. Le indagini raccolte nel 2007 stimano che il fenomeno in Italia coinvolga circa 400.000
minori, di cui 70.000 in condizioni di sfruttamento.
4. ALLA RADICE DELLA POVERTÀ E DEL LAVORO MINORILE
Una volta descritta la situazione attuale del lavoro minorile e le differenze che si incontrano nel
mondo è utile tornare ad un maggior livello d’interattività proponendo modalità partecipative per
analizzare questioni del tipo:
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Perché il lavoro minorile si concentra soprattutto nel Sud del mondo?
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Che relazione si istituisce tra il lavoro minorile e il livello dei salari/i diritti dei lavoratori?
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Che relazione si istituisce tra le politiche sociali dei differenti Stati e il lavoro minorile?
L’analisi può essere condotta attraverso un brainstorming che l’aniamtore può proporre a partire da
una domanda iniziale molto aperta (del tipo: “quali sono le cause del lavoro minorile”) seguita da
una o più fra le domande proposte in precedenza.
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