Pubblicazioni e documenti STRADE E PONTI PER PASSAGGIO SUI FIUMI LOMBARDI | Page 9
negli ultimi decenni del secolo XVIII°,le due sponde erano collegate da un manufatto in
legno tanto che la stessa municipalità "dopo il fausto ritorno delle gloriose armate imperiali
ha fatte le sue rimostranze all'attuale Congregazione Delegata perché fosse costrutto il
ponte...”.
La lettera inviata da Lodi il 24 maggio 1799 al Regio Sig. Cancelliere Secchi di Rivolta ci
fornisce precise indicazioni sulla struttura del Porto (il traghetto era composto da due
barche) e sulle attività dell'esercito francese.
Gli amministratori del Comune, consapevoli dell'utilità di un ponte stabile per il paese e
per tutto il territorio, nel 1866 cominciarono a valutare la proposta dell'Ing. A. Milesi di
utilizzare "il cemento della Val Seriana da poco tempo scoperto e applicato alle
costruzioni."
Per realizzare i 16 archi furono utilizzate 16 armature con un risparmio di "molte migliaja
di lire". Le pile progettate sottili e allungate venero fatte terminare in punta sopra e
sottocorrente sia per tagliare l'acqua sia per evitare i vortici.
Nel corso dei lavori la stabilità delle opere venne messa a dura prova dalle acque
impetuose.
Le attività lavorative subirono inoltre un'interruzione di circa un mese in seguito ad
un'epidemia di colera.
Ben presto, anche perché i lavori vennero illustrati dallo stesso ing. Milesi sul Giornale del
Genio Civile, l'opera cominciò a suscitare la curiosità di numerose amministrazioni
comunali interessate alla costruzione di ponti nei loro territori.
Certamente in quell'estate del 1868 in molti vennero, chi su una sponda, chi sull'altra ad
ammirare un'opera che per quei tempi era tra le più ardite dal punto di vista architettonico
ma anche bella a vedersi sul piano estetico.
Insieme alla basilica rivestita dagli elementi barocchi e ancora priva del pronao e alla torre
che da pochi decenni era stata innalzata e impreziosita dalle merlature ghibelline, il nuovo
ponte era diventato l’orgoglio dei Rivoltani e rappresentava una concreta speranza per lo
sviluppo di tutto il territorio.
La Sorte ( ci sia consentito il termine ) non fu però favorevole al ponte in cemento idraulico
bergamasco caparbiamente voluto dalla gente di Rivolta, descritto e magnificato con tanta
soddisfazione dagli amministratori e da chi ne curò il progetto e la costruzione.
Le acque dell'Adda che per secoli avevano reso difficile il passaggio sul fiume
distruggendo traghetti e passerelle in legno, già dal mese di giugno, presero ad intaccare
quella parte allungata dello sperone che finiva nel cuore della corrente.
Nessuno, data la solidità del cemento, mai avrebbe immaginato quanto sarebbe accaduto
nella notte tra il 9 e il 10 ottobre 1868 allorquando una piena avrebbe travolto, proprio
com’era avvenuto in passato, un buon numero di arcate: due sulla sponda sinistra e
cinque su quella di destra.
Non era però il tempo di abbattersi e l'ing. Berinzaghi come aveva fortemente voluto,
superando le difficoltà di carattere economico la costruzione del manufatto in cemento
diventò uno dei più attivi sostenitori della riapertura del ponte.
La Giunta Municipale aveva ricercato altre soluzioni per ripristinare i collegamenti tra le
rive opposte.
Era stata sentita la ditta Finet-Charles & C., un'impresa industriale di costruzioni metalliche
che aveva realizzato per conto della provincia di Milano due grandi ponti sul fiume Adda, il
primo a Cassano, l'altro tra Vaprio e Canonica e che aveva in corso d'esecuzione un ponte
metallico sul fiume Lambro presso San Colombano.
Il nuovo ponte venne inaugurato il 14 giugno 1874. La cittadinanza fu informata con un
manifesto con il qu ale si comunicava anche che la manifestazione sarebbe stata rallegrata
“da bande musicali, e la sera da brillanti fuochi d'artificio con straordinaria illuminazione
alla torre comunale." Dell'avvenimento si redasse un preciso verbale.