tutte le spese di lavorazione che questi anni devono essere completamente sostenute dalla suddetta per avere tutti i figli richiamati alle armi a ben poco si riduce la rendita netta. Se qualche capo di bestiame esisteva prima della guerra fu poi venduto per far posto alle più urgenti spese. b) L‘ istante non gode nessuna pensione od assegni a carico di nessuna amministrazione e non è concessionaria di nessun banco del lotto né di rivendita di generi di privative. c) L’ istante percepisce il soccorso giornaliero in ragione di £ 0,70. d) Gli altri due figli superstiti Giuseppe della classe 1886 ed Emilio della classe 1899 sono celibi, ed attualmente sono richiamati alle armi, e per ciò per quanto conviventi con l’ istante non possono essere di aiuto in nessun modo alla madre. Si osserva che il primogenito venuto dall’ America nel 1910 ha dovuto compiere il servizio militare ritardato dopo un breve congedo fu richiamato per istruzione e poi scoppiata la guerra ha dovuto nuovamente abbandonare la famiglia senza poter dare quel contributo di lavoro necessario per essere riconosciuto di aiuto alla madre. Il terzogenito della classe 1899 guadagnava appena per sé data la sua età”. Alla madre, nel mese di luglio, viene recapitato un plico contenente: 1 borsa di pulizia con corrispondenza – immagini sacre – 1 foglio carta da lettere e busta – 1 scatola latta con piastrino di riconoscimento e £ 1.80.
VALENTI GIOVANNI di Giuseppe e Magnani Giuditta, classe 1896, soldato 60 ° fanteria, morto a Val Duga il 23 dicembre 1917 in seguito a ferite d’ arma da fuoco per fatto di guerra.
SPIGA GIUSEPPE di Erminio e Brembi Luigia, classe 1893, 1 ° reggimento genio, morto il 15 ottobre 1917 per febbre tifoidea all’ ospedale di Messina dove era stato ricoverato perché affetto da malaria primitiva. In uno scritto datato 6 febbraio 1918 la madre ricostruisce la vicenda del figlio.“ Mossa dalla necessità e incoraggiata dal suo buon cuore, mi faccio ardita rivolgermi alla S. V. Ill. ma pregandola del favore grandissimo di voler accettare in considerazione la posizione della mia famiglia e appoggiare la mia domanda. E per meglio schiarirle il motivo del mio scritto, Le accenno tutti i particolari riguardanti al mio figlio militare. Si chiamava Spiga Giuseppe di Erminio e Brembi Luigia, nato a Rivolta d’ Adda il 15 dicembre 1893. Faceva parte del Distretto di Lodi, 1 ° Regg. Genio, 2a Categ. Mat. 65 – N. 2155. Fu incorporato il 4 dicembre 1915 e partì per Pavia dove si fermò due mesi; trascorsi i quali fu inviato in Albania dove si fermò 18 mesi. Ottenne, dietro sua domanda, di essere iscritto negli aviatori, ma quando doveva partire per Torino fu colto da febbri malariche e rinviato in patria in convalescenza il 17 settembre 1917. Visitato dal medico locale Sig. Tito Carioni fu constatato ammalato da febbre malarica. Ripartì da Rivolta il 4 ottobre, arrivò a Messina il giorno 8 dello stesso mese e fu subito ricoverato nell’ ospedale succursale. Ma causa le fatiche e lo strapazzo del lungo viaggio, il giorno 11 alle 3 di mattina cessava di vivere. Non può immaginare l’ immenso dolore che noi abbiamo provato quando partiti per Messina nella speranza di vederlo ancora una volta l’ abbiamo invece trovato seppellito da quattro giorni. In mezzo a tanto dispiacere vi si aggiunge anche quello della sospensione del sussidio che si aspettava al mio figlio durante i 15 giorni di convalescenza passati in famiglia e la sospensione del sussidio che partecipava io perché incapace al lavoro causa una malattia subita. Ho ricorso, pregato, parlato a persone dalle quali sperava un appoggio o un aiuto, ma non ottenni nemmeno un consiglio. Lascio pensare a Lei se questa è la giustizia che si usa coi poveri. Io non so a chi rivolgermi per avere almeno una soddisfazione, perciò prego V. S. Ill. se potesse ottenere qualche cosa in mio favore; gliene sarò sempre riconoscente. Se sono nei miei diritti di pretendere la pensione che si
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